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mineo, catania

Sei operai uccisi dalle esalazioni:
"Sono morti abbracciati"

 Muoiono sei operai nel Catanese per una intossicazione da esalazioni venefiche. Le vittime stavano effettuando la pulizia di una vasca di depurazione in una struttura consortile di Mineo, piccolo centro a circa 30 chilometri da Catania.

Mineo, Catania «Li abbiamo trovati uno accanto all'altro, in fondo alla vasca, coperti da un sottile strato di fango. Quasi certamente hanno tentato di salvarsi prima di rimanere intrappolati dentro quella camera della morte». A ricostruire la dinamica dell'incidente è Salvatore Spanò, comandante dei vigili del fuoco di Catania. «È probabile - spiega Spanò - che uno di loro si sia sentito male e che gli altri abbiano cercato di aiutarlo, prima di rimanere a loro volta intossicati dalle esalazioni». Al vaglio degli investigatori c'è anche l'ipotesi di una dispersione elettrica come causa della morte dei sei operai di cui quattro dipendenti del Comune di Mineo (Giuseppe Zaccaria, di 47 anni, Giovanni Natale Sofia, di 37 anni, Giuseppe Palermo, di 57 e Salvatore Pulici, di 37) e due residenti a Ragusa (Salvatore Tumino di 47 anni e Salvatore Smecca del quale non è stata resa nota l'età) che lavoravano per una ditta privata. Dunque, ancora vittime nei cantieri di lavoro. E dire che sono passati soltanto tre mesi da quando s'è consumata la tragedia di Molfetta, quando cinque operai morirono intossicati dentro una cisterna. E qualche mese prima ancora, quella della Thyssen Krupp di Torino. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nel chiedere al prefetto Finazzo di «rappresentare i suoi sentimenti di partecipe solidarietà alle famiglie delle vittime» ha rilevato come «quest'altro gravissimo episodio di carenza di tutele e di misure di prevenzione, da parte di soggetti pubblici e privati, ripropone l'imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti bianche». 

 «Sono morti abbracciati uno con l'altro, quasi certamente nel tentativo di salvarsi a vicenda», dice Don Minè Valdini, parroco della chiesa di Sant'Agrippino, patrono di Mineo. «Sono morti - aggiunge il sacerdote - con un gesto d'amore. Un atto di generosità che purtroppo non è servito a nulla».
Per recuperare i corpi è intervenuta una squadra speciale dei sommozzatori dei vigili del fuoco, la Saf (speleo alpino fluviale), che si sono calati nella vasca con bombole di ossigeno. Secondo una prima ricostruzione i due operai avrebbero calato una scala in alluminio nella vasca che ogni mercoledì veniva ripulita e sarebbero entrati con un tubo che immette acqua ad alta pressione in un locale per pulire il filtro dai fanghi di depurazione che poi sarebbero stati caricati su un camion. A quel punto, per motivi che ancora non sono stati accertati e su cui indaga la Procura di Caltagirone, i due si sarebbero sentiti male e gli altri quattro sarebbero via via intervenuti per aiutarsi a vicenda. «Li abbiamo trovati uno accanto all'altro, in fondo alla vasca, coperti da un sottile strato di fango - dice Salvatore Spanò, comandante dei vigili del fuoco di Catania - Quasi certamente hanno tentato di salvarsi prima di rimanere intrappolati dentro quella 'camera della mortè. Stiamo facendo tutti i rilievi necessari, con l'ausilio del nostro nucleo specializzato in interventi chimici e batteriologici, per trovare una spiegazione». E il colonnello Giuseppe Governale, comandante provinciale dei carabinieri, aggiunge: «La situazione è complessa, stiamo verificando con delle perizie tecniche per capire cosa può essere accaduto».
I sei operai vengono descritti come persone esperte. Giuseppe Zaccaria era rientrato proprio oggi dalle ferie appositamente per i lavori che si dovevano svolgere nel depuratore comunale.
Era infatti il responsabile della sicurezza della struttura, assieme a lui è morto anche il custode. Dopo avere appreso la notizia, i familiari delle vittime si sono recati nell'impianto, trasformato in un luogo di dolore e commozione. «Voglio vedere Giovanni, e fatemi vedere subito mio figlio, non ci posso credere...» ha urlato la madre di Giovanni Natale Sofia. La donna sostenuta da due familiari ha cercato di varcare il cancello, controllato da carabinieri e vigili urbani, ma inutilmente. Sulla stradina che si inerpica verso Mineo, tra rovi e fichi d'india selvatici e piccole strade sterrate il dolore dei parenti delle vittime è stato evidente ma sommesso, quasi controllato. Tutti si sono abbracciati cercando di darsi inutilmente conforto e sostegno. La moglie di una delle vittime, giovanissima, ha urlato: «Perchè proprio a me, mio Dio non è possibile». Al centralino del municipio una donna risponde in lacrime: «Erano nostri colleghi, bravissimi colleghi». Il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, si è subito recato nel depuratore. «C'è troppo dolore, le vittime le conoscevamo tutti e il paese è sconvolto - dice con la voce rotta - non so cosa fare ma credo che sia evidente a tutti che domenica prossima alle amministrative qui si dovranno annullare le elezioni, non so chi potrà andare a votare».
Intanto, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ha annunciato che porterà in aula una norma per aiutare le famiglie delle sei vittime.

 

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Gaetano Mineo

12/06/2008










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