Il Pdl, che nasceva sull'onda
dell'innovazione e del dinamismo, rischia tuttavia di
finire intrappolato nella burocrazia dei partiti e nelle
maglie del tecnicismo. La formazione del Pdl è al momento
una questione che riguarda solo An e FI. È legittimo che
una comunità politica si ponga il problema di difendere i
suoi dirigenti e di parlare alla propria base, ma la sfida,
in questo caso, doveva essere altra. La strada dovrà essere
molto meno burocratica. Con il coinvolgimento più ampio di
forme organizzate, di associazioni di culture politiche
diverse ma omogenee, di movimenti federati. Un virtuoso
coinvolgimento del largo consenso ottenuto dai cittadini e
di tutti quelli che hanno contribuito al successo della
campagna elettorale rappresenterebbe la migliore garanzia
per un processo che deve superare i vecchi confini di una
organizzazione solo partitica. Limitarsi a mettere insieme
semplicemente i due maggiori partiti della coalizione per
costruire un nuovo partito, con le vecchie logiche della
politica, non rappresenta una novità.
Non ci sono
adempimenti "muscolari" da sostenere. La storia del Partito
Repubblicano americano, così come quella del Partito
Democratico, dimostra che i grandi movimenti elettorali
sono contenitori al cui interno è rappresentata con pari
dignità una pluralità di esperienze presenti nella società
così come nella politica. Tali esperienze sono
rappresentate spesso in forma autonoma. Su questa linea si
può immaginare, in Italia, la sintesi di tradizioni
differenti. Sarà possibile farlo perché gli elettori hanno
già di fatto realizzato il Pdl riconoscendosi in valori ed
in programmi comuni, la legittimazione dal basso è già
avvenuta e tutto questo si è realizzato perché c'è stata e
c'è la forte leadership di Berlusconi. Da queste basi
bisogna partire per costruire quello che ci sarà nel mezzo.
Questa sfida va affrontata con il coraggio delle idee, con
la voglia delle novità, guardando al futuro e non alla
difesa dell'esistente.
* Segretario nazionale Nuovo Psi
Deputato del Pdl
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10/06/2008