Testimonianze meno favolistiche, invece, ci
raccontano che la pesca proviene dalla Cina dove è
considerata simbolo dell'immortalità; a prova di ciò, nel
1977, venne ritrovato il corpo della moglie del marchese di
Tai perfettamente intatto e risalente al II secolo a.C.
Nella tomba insieme al cadavere vi era una ciotola di
pesche. Infatti una leggenda cinese dice che le pesche
mangiate «in tempo» preservavano il corpo dal deteriorarsi.
La pelle vellutata delle gote dei bambini è notoriamente
paragonata alla pesca e ciò sembra ricordare, ancora oggi,
che nell'antico Egitto il frutto era consacrato ad
Arpocrate, dio del silenzio e dell'infanzia. A Roma, dove
arrivò intorno al I secolo d.C., i Romani usavano chiamare
questo frutto mala persica, cioè mele persiane.
Nel
Lazio la produzione varia secondo le cultivar tra maggio e
settembre e si concentra a Scandriglia e dintorni (Rieti),
a Palombara Sabina in provincia di Roma e nelle zone di
Fondi e Terracina (Latina). La buccia sottile e vellutata
nasconde una polpa tenera, dolce e succosa: proprio queste
qualità organolettiche hanno fatto sì che alla pesca siano
sempre stati attribuiti poteri afrodisiaci e in Francia una
varietà è conosciuta come «seno di Venere». Il grande chef
George Auguste Escoffier dedicò alla soprano australiana
Helen Portel Mitchell una particolarissima preparazione, la
«Pesca Melba», ormai entrata nella cucina internazionale.
Melba era il nome d'arte che la cantante aveva scelto per
ricordare la sua città natia (Melbourne). Escoffier
l'ascoltò in una interpretazione del Lohengrin di Wagner,
rimanendone estasiato; la sera successiva, racconta lo
chef, ripensando all'opera fece servire alla cantante ed
alle persone con cui stava cenando «delle pesche disposte
su di un letto di gelato alla vaniglia, all'interno di una
coppa d'argento incastrata tra le ali di un superbo cigno
scolpito in un blocco di ghiaccio e ricoperto da un velo di
zucchero filato». Solo nel 1899 in occasione dell'apertura
del Carlton a Londra comparì per la prima volta in un menù
la «Pesca Melba», seguendo la tradizione di legare nuove
ricette al teatro ed alla lirica.
In epoca moderna,
oltre al gusto, è necessario però porre attenzione alle
caratteristiche nutrizionali dei cibi e la pesca è promossa
a pieni voti. Questo frutto infatti ha un basso apporto
calorico, solo 28 calorie per etto, contiene vitamine C, A,
B1, B2, PP, svolge azione dissetante, diuretica e
contribuisce a regolare le funzioni intestinali stimolando
la secrezione dei succhi gastrici. Essendo ricca di
antiossidanti, alla pesca sono riconosciuti effetti
benefici e preventivi rispetto ai disturbi cardiovascolari.
Un frutto bello come la pesca non poteva non trovare
applicazioni anche nella cosmesi: ecco, dunque, che la sua
polpa si usa per la preparazione di creme, maschere
rinfrescanti per il viso, oli da bagno, saponi mentre il
succo serve alla produzione di lozioni che attenuano le
macchie cutanee. In generale la pesca ha sulla pelle
un'azione idratante e addolcente, con un leggero effetto
esfoliante. Le pesche si distinguono in vellutate a pasta
gialla o bianca, glabre dette nettarine (pesca-noce) e
percoche, frutti adatti alla preparazione delle cosiddette
pesche sciroppate. Nella scelta del frutto vanno evitati i
pezzi molli e che presentano ammaccature; inoltre, si deve
rammentare che le pesche continuano a maturare anche dopo
la raccolta e, quindi, vanno conservate in frigorifero in
un sacchetto di carta da pane (quelli marroni, per
intendere) che trattengono l'umidità e l'etilene, un gas
naturale che stimola proprio la maturazione.
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08/06/2008