Italia news
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

Viaggio nell'intelligence italiana

007 imbrigliati dalla legge «zoppa»
Il lavoro oscuro dei nostri agenti segreti senza licenza d'uccidere e con i conti in rosso

Maurizio Piccirilli
m.piccirilli@iltempo.it
Deviati. Per decenni dall'inzio della Repubblica questo è stato l'aggettivo che accompagnava il termine «servizi segreti». Decenni, poi qualcosa è cambiato. Uno scandalo dentro il servizio civile, Sisde.

Ancora operazioni poco chiare del Sismi. Ma le cose sono cambiate. E i nostri servizi segreti contano anche le vittime, due, e i feriti, diversi. Certamente non sono diventati una casa di vetro, sarebbe un paradosso, ma i nostri servizi segreti hanno iniziato a lavorare per quello che servono: tutelare la sicurezza e gli interessi nazionali. Due riforme in 11 anni che ne hanno cambiato nomi e sigle ma poco hanno influito nella sostanza. Ma l'ultima legge che dovrebbe regolare i nostri 007 è di fatto rimasta, per ora, sulla carta. Riforma con «inerzia finanziaria» cioè senza fondi. Non prevede la necessaria «tutela giuridica» per determinate missioni. Solo uno su 12 dei regolamenti attuativi è stato varato, così tutto resta fumoso e ognuno cerca in questo periodo di vacatio legislativa di mettere al sicuro i propri privilegi.
Nelle file dei nostri agenti segreti ci sono esperti analisti, militari e agenti di alto profilo provenienti dalle forze di polizia e armate. Ma con loro ci sono anche insegnanti di lettere, ex impiegati alla poste e figli di qualche ammiraglio che hanno conquistato un ottimo stipendio senza né onore né capacità. Ora questo non dovrebbe più accadere. La riforma appunto prevede limitazioni rigide per l'arruolamento. Limitazioni che invero ci sono sempre state ma l'ultimo concorso risale al secolo scorso. E il continuo alternarsi dei responsabili degli uffici a ogni cambio di governo fa seguire a cascata un altrettanto rimescolamento di raccomandati più o meno efficienti e funzionali allo svolgimento dei compiti di istituto. Così oggi (i numeri sono soggetti a variazione e coperti da segreto) la nostra intelligence può contare su un organico di quasi cinquemila elementi. In Italia e all'estero.
In attesa del completamento della riforma che non ha dato licenza di uccidere e così i nostri agenti segreti non potranno fregiarsi del doppio «0» di James Bond, Aise Aisi e Dis continuano a svolgere il loro lavoro. Niente dossier «paralleli» ma chi potrà spulciare nei cassetti dei nostri agenti segreti? Limitazioni ai contatti con i religiosi ma non con gli imam islamici, non riconosciuti come clero. Tra veleni interni e trasversali ma rispettando il giuramento di fedeltà alla Repubblica tutelano la sicurezza e difendono gli interessi economici del Paese. Queste infatti sono le linee guide della nostra intelligence.
Un lavoro oscuro, molto speso senza risultati immediati. Poche avventure galanti ma non mancano cene sul Bosforo o a L'Orient, ristorante esclusivo sulla Corniche di Beirut. Infiltrazioni in scenari scomodi, tra scorpioni del Sahel, sciacalli nella provincia di Farah nell'ovest dell'Afghanistan e zanzare dalla puntura letale nel Delta del Niger. Uomini che studiano l'evolversi dei movimenti politici e ne studiano le mosse fino a consegnare alle forze di polizia elementi decisivi come avvenuto lo scorso anno con l'Operazione Tramonto che ha permesso di disarticolare una nuova colonna di Brigate Rosse. Il Sisde oggi Aisi focalizza i suoi sensori «humint», «sagint» e persino «osint» cioè fonti aperte come dati acquisibili dai media verso le attività eversive ma anche verso l'evolversi della criminalità organizzata nostrana e straniera. Un lavoro che passa attraverso l'analisi di informazioni captate magari per caso ed elaborate grazie a informatori infiltrati ad hoc. Un lavoro che vede i nostri 007 «interni» lavorare sul fronte del riciclaggio di rifiuti, sui collegamenti dei gruppi anarchici, sulla tratta degli esseri umani attraverso l'Europa e l'Africa. Un lavoro che a volte si intreccia con quello dei colleghi del Sismi oggi Aise che dai sensori informativi all'estero raccolgono segnali di pericolo per l'Italia. A volte il doppio binario su una stessa minaccia ha permesso di neutralizzare molto prima che questa riuscisse a materializzarsi. Altre, il pericolo annunciato da un servizio è stato destituito di fondamento dall'altro.
Il Sismi per sua natura e ora per «obbligo di legge» lavora soprattutto all'estero. Per anni in funzione anti sovietica, oggi affronta le sfide della minaccia asimmetrica del terrorismo jihadista. Presenti ovunque ci siano interessi italiani, politici o economici. La «Ditta», l'Azienda come la chiamano in gergo gli agenti fornisce strumenti ad alta tecnologia. Mezzi di ascolto sofisticati. Nanotecnologie applicate alle diverse necessità della spia del terzo millennio. Anche i nostri 007 hanno un mister Q, scienziato che fornisce attrezzatura utile a ogni tipo di impiego. La marcia in più dei nostri agenti segreti però, in crisi di bilancio continuo, rimane l'intuito e la creatività tipicamente italiani. Un aspetto che spiazza anche i colleghi alleati più di noi abituati a essere condizionati dai mezzi tecnologici.
La caccia alle informazioni è focalizzata a quelle che possono essere le minacce esterne e interne. Anche nel cyberspazio profondo della Rete dove si nascondono terroristi, spioni ed esperti di riciclaggio. Ore e ore davanti ai computer a navigare per territori «esotici» dove si nascondono messaggi e minacce. Ma anche alle possibili influenze delle crisi d'area e dai tentativi finalizzati al condizionamento del potenziale economico del Paese. Così mentre in questi anni i servizi segreti finivano in prima pagina per allarmi, veri o falsi, sui kamikaze di Bin Laden che minacciavano l'Italia, il Sismi e il Sisde hanno svolto un lavoro sotterraneo che non ha mai visto le prime pagine dei giornali. È il caso della protezione dei segreti industriali legati alla realizzazione del programma spaziale Galileo: oltre mille rapporti di intelligence su imprese e singoli individui, con una buona percentuale di pareri negativi, a fronte di richieste di entrare nel lavoro del programma strategico. Non solo. Anche i trasferimenti di denaro all'estero sono in gran parte monitorati dai nostri servizi. Un lavoro meno eccitante ma egualmente necessario. Notizie che poi passate alle forze di polizia permettono di scovare traffici illegali e chiudere fonti di finanziamento per criminalità e terrorismo.

Vai alla homepage

08/06/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

FOTO DEL GIORNO

Invasione di campo

Invasione di campo

Una delle due ragazze in bikini che hanno invaso il campo degli azzurri durante l'allenamento a Coverciano. Le protagoniste dell'inconsueto fuori-programma sono una italiana e l'altra venezuelana , accreditate per la trasmissione di Italia 1, Lucignolo