Ancora operazioni poco
chiare del Sismi. Ma le cose sono cambiate. E i nostri
servizi segreti contano anche le vittime, due, e i feriti,
diversi. Certamente non sono diventati una casa di vetro,
sarebbe un paradosso, ma i nostri servizi segreti hanno
iniziato a lavorare per quello che servono: tutelare la
sicurezza e gli interessi nazionali. Due riforme in 11 anni
che ne hanno cambiato nomi e sigle ma poco hanno influito
nella sostanza. Ma l'ultima legge che dovrebbe regolare i
nostri 007 è di fatto rimasta, per ora, sulla carta.
Riforma con «inerzia finanziaria» cioè senza fondi. Non
prevede la necessaria «tutela giuridica» per determinate
missioni. Solo uno su 12 dei regolamenti attuativi è stato
varato, così tutto resta fumoso e ognuno cerca in questo
periodo di vacatio legislativa di mettere al sicuro i
propri privilegi.
Nelle file dei nostri agenti segreti
ci sono esperti analisti, militari e agenti di alto profilo
provenienti dalle forze di polizia e armate. Ma con loro ci
sono anche insegnanti di lettere, ex impiegati alla poste e
figli di qualche ammiraglio che hanno conquistato un ottimo
stipendio senza né onore né capacità. Ora questo non
dovrebbe più accadere. La riforma appunto prevede
limitazioni rigide per l'arruolamento. Limitazioni che
invero ci sono sempre state ma l'ultimo concorso risale al
secolo scorso. E il continuo alternarsi dei responsabili
degli uffici a ogni cambio di governo fa seguire a cascata
un altrettanto rimescolamento di raccomandati più o meno
efficienti e funzionali allo svolgimento dei compiti di
istituto. Così oggi (i numeri sono soggetti a variazione e
coperti da segreto) la nostra intelligence può contare su
un organico di quasi cinquemila elementi. In Italia e
all'estero.
In attesa del completamento della riforma
che non ha dato licenza di uccidere e così i nostri agenti
segreti non potranno fregiarsi del doppio «0» di James
Bond, Aise Aisi e Dis continuano a svolgere il loro lavoro.
Niente dossier «paralleli» ma chi potrà spulciare nei
cassetti dei nostri agenti segreti? Limitazioni ai contatti
con i religiosi ma non con gli imam islamici, non
riconosciuti come clero. Tra veleni interni e trasversali
ma rispettando il giuramento di fedeltà alla Repubblica
tutelano la sicurezza e difendono gli interessi economici
del Paese. Queste infatti sono le linee guide della nostra
intelligence.
Un lavoro oscuro, molto speso senza
risultati immediati. Poche avventure galanti ma non mancano
cene sul Bosforo o a L'Orient, ristorante esclusivo sulla
Corniche di Beirut. Infiltrazioni in scenari scomodi, tra
scorpioni del Sahel, sciacalli nella provincia di Farah
nell'ovest dell'Afghanistan e zanzare dalla puntura letale
nel Delta del Niger. Uomini che studiano l'evolversi dei
movimenti politici e ne studiano le mosse fino a consegnare
alle forze di polizia elementi decisivi come avvenuto lo
scorso anno con l'Operazione Tramonto che ha permesso di
disarticolare una nuova colonna di Brigate Rosse. Il Sisde
oggi Aisi focalizza i suoi sensori «humint», «sagint» e
persino «osint» cioè fonti aperte come dati acquisibili dai
media verso le attività eversive ma anche verso l'evolversi
della criminalità organizzata nostrana e straniera. Un
lavoro che passa attraverso l'analisi di informazioni
captate magari per caso ed elaborate grazie a informatori
infiltrati ad hoc. Un lavoro che vede i nostri 007
«interni» lavorare sul fronte del riciclaggio di rifiuti,
sui collegamenti dei gruppi anarchici, sulla tratta degli
esseri umani attraverso l'Europa e l'Africa. Un lavoro che
a volte si intreccia con quello dei colleghi del Sismi oggi
Aise che dai sensori informativi all'estero raccolgono
segnali di pericolo per l'Italia. A volte il doppio binario
su una stessa minaccia ha permesso di neutralizzare molto
prima che questa riuscisse a materializzarsi. Altre, il
pericolo annunciato da un servizio è stato destituito di
fondamento dall'altro.
Il Sismi per sua natura e ora
per «obbligo di legge» lavora soprattutto all'estero. Per
anni in funzione anti sovietica, oggi affronta le sfide
della minaccia asimmetrica del terrorismo jihadista.
Presenti ovunque ci siano interessi italiani, politici o
economici. La «Ditta», l'Azienda come la chiamano in gergo
gli agenti fornisce strumenti ad alta tecnologia. Mezzi di
ascolto sofisticati. Nanotecnologie applicate alle diverse
necessità della spia del terzo millennio. Anche i nostri
007 hanno un mister Q, scienziato che fornisce attrezzatura
utile a ogni tipo di impiego. La marcia in più dei nostri
agenti segreti però, in crisi di bilancio continuo, rimane
l'intuito e la creatività tipicamente italiani. Un aspetto
che spiazza anche i colleghi alleati più di noi abituati a
essere condizionati dai mezzi tecnologici.
La caccia
alle informazioni è focalizzata a quelle che possono essere
le minacce esterne e interne. Anche nel cyberspazio
profondo della Rete dove si nascondono terroristi, spioni
ed esperti di riciclaggio. Ore e ore davanti ai computer a
navigare per territori «esotici» dove si nascondono
messaggi e minacce. Ma anche alle possibili influenze delle
crisi d'area e dai tentativi finalizzati al condizionamento
del potenziale economico del Paese. Così mentre in questi
anni i servizi segreti finivano in prima pagina per
allarmi, veri o falsi, sui kamikaze di Bin Laden che
minacciavano l'Italia, il Sismi e il Sisde hanno svolto un
lavoro sotterraneo che non ha mai visto le prime pagine dei
giornali. È il caso della protezione dei segreti
industriali legati alla realizzazione del programma
spaziale Galileo: oltre mille rapporti di intelligence su
imprese e singoli individui, con una buona percentuale di
pareri negativi, a fronte di richieste di entrare nel
lavoro del programma strategico. Non solo. Anche i
trasferimenti di denaro all'estero sono in gran parte
monitorati dai nostri servizi. Un lavoro meno eccitante ma
egualmente necessario. Notizie che poi passate alle forze
di polizia permettono di scovare traffici illegali e
chiudere fonti di finanziamento per criminalità e
terrorismo.
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08/06/2008