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l'editoriale

Ingiustificate le paure sul nucleare

Per fortuna che è successo, no, non siamo pazzi. Grazie all'incidente di Krsko abbiamo vissuto direttamente come funziona il sistema di sicurezza di una centrale nucleare ed il circuito internazionale di sorveglianza.

Materiale radioattivo Questo con buona pace dei predicatori di disgrazie contrari a questa scelta energetica. Vediamo i fatti: questa centrale, di seconda generazione come la maggioranza di quelle operative oggi, ha due contenitori, concentrici, che racchiudono il nucleo dove il combustibile produce calore surriscaldando l'acqua che lo circonda. I sistemi di sicurezza prevedono una seconda vasca dove, come è successo, va a riversarsi il liquido di raffreddamento contaminato se qualcosa si rompe nell'impianto più interno.


Il sistema ha funzionato a dovere, il polmone esterno di sicurezza ha svolto correttamente il lavoro per il quale è progettato; la potenza, sempre sotto controllo dei tecnici, in meno di un'ora scende al 22% e dopo 24 ore la centrale viene spenta senza che vi sia mai stato alcun rischio per l'ambiente e le popolazioni.
A meno di un'ora dal problema tecnico tutte le procedure di sicurezza e avvisi alla popolazione sono attivate unitamente all'allarme di potenziale pericolo in tutta Europa secondo procedure codificate da tempo.
Anche in Italia la situazione è stata sotto controllo sin dall'inizio e tutte le paure sono rientrate rapidamente anche perché questo tipo di incidente è tra quelli ritenuti possibili e per i quali esistono sistemi di salvaguardia che sono entrati in funzione evitando ogni rischio.


È su questo che dobbiamo riflettere, soprattutto visto che siamo stati, e lo saremo di nuovo, bombardati dalle petulanti profezie di sventura degli ecologisti più sfrenati e meno avveduti: quelli di Greenpeace hanno subito affermato che questo incidente rappresenta un avvertimento sui pericoli dell'atomo. No signori, ogni attività umana, e soprattutto quelle industriali, è caratterizzata da un rischio intrinseco all'attività stessa. L'importante è conoscere questi rischi, monitorare costantemente le attività ed intervenire in caso di panne per bloccare ogni potenziale pericolo. Nel nucleare questa filosofia è cultura quotidiana perché la sicurezza è un bene primario a cui è posto la massima attenzione. Bophal, l'Acna di Cengio, la Thyssen di Torino, per non citare che alcuni casi emblematici, sono il rovescio drammatico di una medaglia dove non è stata mai applicata la stessa serietà professionale che caratterizza la filiera nucleare: i loro morti gridano ancora vendetta.


Krsko è una centrale di seconda generazione con circa venti anni d'età ed è a metà circa della sua vita. La tecnologia ed i tecnici hanno risposto in maniera rapida ed efficace: sarà riaperta il 10 giugno, solo cinque giorni dopo l'incidente. Per gli impianti di terza generazione i livelli di sicurezza sono ancora più avanzati tanto che il nocciolo si sarebbe spento da solo ad ulteriore garanzia del controllo sicuro del processo di generazione di energia. I fatti hanno smentito i predicatori di disgrazie sconfiggendo l'uso terroristico degli avvenimenti; gli italiani hanno aperto gli occhi da tempo e sanno separare il grano dal loglio: lo scorso 13 aprile ne hanno dato una prova lampante.
 

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Ezio Bussoleti, Ordinario di Fisica all'Università Parthenope

06/06/2008










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