E' finita la luna di miele con protagonisti
ben più robusti della scena politica. Ed è finita là dove
era cominciata. A Napoli.
In guerra contano i colpi che
si danno e quelli si prendono, ma contano molto i simboli.
Tutti hanno capito che sulla "munnezza" si gioca la prima
fondamentale partita di Berlusconi. Vinta quella, le
difficoltà successive - dall'economia alla sicurezza -
sarebbero state affrontate con maggiore serenità e
probabilità di successo.
Napoli parla al mondo che si è
scandalizzato per i rifiuti in strada, parla all'Italia che
si è spaventata per topi ed epidemie, è la città-simbolo
della debacle del centro-sinistra, il suo uomo più potente
e discusso, Antonio Bassolino, si è precipitato, a urne
appena chiuse e giustamente, a collaborare con il
Cavaliere. A Napoli si sono cimentati uomini dello Stato di
grande valore: Guido Bertolaso, Alessandro Pansa, infine
Gianni De Gennaro. A Napoli, però, c'è una magistratura che
dall'arresto di Tortora in poi detta l'agenda della
politica italiana in concorrenza con altre procure di
proscenio.
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29/05/2008