E sarebbe proprio bello
(anche se non di political correctness si tratta, né di
modernismo, bensì di civiltà) se non ci fosse bisogno di
questa cosiddetta ipocrisia. Sarebbe bello ma non è. Perché
se fosse, quel padre di Palermo non avrebbe accoltellato il
figlio diciottenne perché gay. Un episodio che ha gli
stessi genitori, razzismo e intolleranza, del raid contro
gli immigrati al quartiere romano del Pigneto. Gli stessi
delle frasi di Almirante contro "meticci e ebrei" che alla
fine pure Fini ha definito vergognose - e poi non ci
scandalizziamo se i bambini di Ponticelli scrivono nei
temi, sui campi rom dati alle fiamme, che "hanno esagerato
e abbiamo dovuto punirli".
E poco importa, ci scuserà
Michele Serra, se una volta sotto i flash il diciottenne di
Palermo si sia forse lasciato trascinare dal desiderio di
apparire, posando addirittura "ben pettinato su una
spiaggia" (orrore). Sono arcinote le strumentalizzazioni di
noi membri della stampa, che ci affrettiamo a fare eroi di
uomini e ragazzi per poi distruggerli due minuti dopo. Non
sono forse trascinati dalla stessa bramosia tanti buoni a
nulla che infestano You Tube, i concorsi per miss Tuscia e
i provini per i banchi di Amici e i troni di Maria? Quindi
perché quel diciottenne dovrebbe essere diverso? Forse che
essendo gay dovrebbe essere più raffinato? Per la serie
tutti i gay sono grandi ballerini e arredatori?
Il
fatto è che ben prima delle nozze, gli omosessuali chiedono
pari diritti e pari opportunità (che guardacaso è proprio
il nome di un certo ministero che anche loro dovrebbe
tutelare). Una parità che la cronaca dimostra, giorno dopo
giorno, essere un miraggio. E poi, scusate, dove sono
quelle differenze di cui sopra? E quali sono, quando gli
stessi che sbandierano come valore il matrimonio ne
infrangono i voti il giorno dopo essersi sposati? Per chi è
ancora un valore il matrimonio in un mondo di fedifraghi (e
fedifraghe), di preti-orchi a caccia di bambini e di altri
preti che hanno figli e fidanzate e ci scrivono anche un
libro? Forse per Cosimo Mele, militante di un partito che
si propone di difendere i valori cattolici e della famiglia
- e sappiamo tutti com'è andata? Piuttosto è questa la vera
ipocrisia. Che a difendere famiglia e matrimonio siano
proprio quei figuri per cui famiglia e matrimonio poi
valgono zero. E le nozze gay, queste "istituzioni sociali
senza fondamento", come gli stessi accusano, saranno poi
così sbagliate quando molte unioni omosessuali durano ormai
più a lungo delle nostre (e forse sono pure meno ipocrite)?
La vera "emergenza" è l'intolleranza. In tutte le sue
forme.
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29/05/2008