Tutti nell'atrio di
Lettere, «contro il fascismo e lo squadrismo», per chiedere
la «liberazione» del loro «fratello ai domiciliari»,
appuntamento alle 15,30. È un pensiero che aleggia sopra il
tappeto di studenti accaldati, centinaia, a gambe
incrociate, che ascoltano gli interventi dei loro colleghi
al microfono, dei numerosi professori solidali con la
manifestazione, del prorettore Luigi Frati che afferma che
«al momento dell'autorizzazione del convegno si parlava
solo di Fiore, poi è apparso sui manifesti il simbolo di un
pugnale» ed è stato troppo, perché «siamo contro la
censura, ma c'è un limite, che è quello dettato dalla
Costituzione». La decisione del giudice, è il punto che
brucia all'assemblea. Quella che, disponendo i domiciliari
anche per un giovane di sinistra, «ha messo sullo stesso
piano aggressori e aggrediti» dice al microfono Lorenzo,
capelli corti e camicia che spiccano tra le chiome rasta e
i piercing. L'assemblea applaude. «Aggressione» è la parola
che ricorre nel day after della Sapienza. «I ragazzi di
sinistra stavano attacchinando - affermano pressoché tutti
- i fascisti li hanno aggrediti, avevano già le spranghe in
macchina». Un 24enne di origine greca c'era. Lo racconta
sul terrazzo di Fisica. Non sa dire però con certezza la
scintilla da chi sia partita, forse un insulto, va' a
sapere. Ma la violenza, quella no, «non può essere partita
dai ragazzi dei movimenti». Mauro, 21 anni, di
Giurisprudenza, infatti è critico con il consigliere
comunale di Sa Andrea Alzetta, che a caldo aveva dichiarato
che la misura era colma. «Non ci abbasseremo ai "loro"
metodi» assicura. «Non sono dei violenti - aggiunge Giulia,
22 anni, in cima alla scalinata di Lettere - Al massimo è
gente che perde tempo e pensa più alle salsicciate
all'aperto che alla politica». È l'altra Sapienza, quella
che vede scorrere attorno a sé le rapide non sempre limpide
del movimentismo e pacificamente le ignora. Ci sono esami
da dare, lezioni da seguire. In mattinata studenti così, e
non sono pochi, se ne incontrano sui vialoni dell'ateneo.
Guardano con poco interesse le colleghe in canotta a righe
e treccine che vergano striscioni all'ombra di un albero.
C'è pure però chi è un po' infastidito: «L'università
dovrebbe essere apolitica» dice la 21enne Valeria sui
gradini di Scienze politiche. Il preside della Facoltà
Fulco Lanchester, nel suo studio, dice la sua sul casus
belli delle foibe: «Quando c'è di mezzo un personaggio
politico, bisognerebbe passare sempre prima dal rettore.
Frati ha fatto bene a dire no». Ma questa tensione è figlia
del cambio della guardia politico? «La Sapienza è il
tornasole d'Italia, ciò che succede nel Paese si riverbera
al suo interno». Non ha torto: c'è chi si accalora e c'è
chi pare non esser toccato dalle vicende di Palazzo. I più
astratti sembrano alcuni iscritti a Matematica. Di ciò che
accade dirimpetto, a Lettere, dove i militanti fanno i
turni dal mattino perché il megafono non taccia mai («Via
il preside, via i fascisti»), non sembrano interessati.
«Eravamo in laboratorio - dicono tre ragazzi in un'aula -
Non ci siamo accorti di nulla». In bacheca c'è solo un
timido foglio di carta appeso con lo scotch: «Antifascismo
sempre». È accanto alle foto di cagnetti in vendita, e
perde un po' di nerbo. Nell'altra bacheca si parla di
«raggi cosmici», un esperimento. Ecco, il cosmo qui non
sembra meno distante della politica. Ma sono quasi le 15,
stanno arrivando da piazzale Clodio i «compagni del
presidio al tribunale». Tutti a Lettere, nell'atrio. Al
microfono si alternano gli interventi, tanti, fino a sera.
Gli studenti insistono sulla loro «diversità» rispetto agli
«altri» («vogliono far passare l'idea che siamo uguali, ma
non è vero», «si è parlato di opposti estremismi, tutto
falso»); il preside di Scienze Umanistiche Roberto
Antonelli conferma: «Bisogna distinguere tra aggressori e
aggrediti». C'è Alessandro Portelli, docente ed ex delegato
di Veltroni alla Memoria: «La destra - dice - usa le foibe
come strumento per attaccare l'antifascismo. I manifesti
sul convegno sono stati un "segnare il territorio"». Per
Portelli è il «clima politico che fa sentire legittimati
questi ragazzi. I saluti romani al Campidoglio non erano
casuali». E quando il prorettore Frati nomina Alemanno
(«che ha condannato la xenofobia pur avendo una storia non
vicina alla nostra») volano i fischi. Frati afferma di aver
mandato al ministro dell'Istruzione Gelmini una relazione
sul caso. Poi invita i ragazzi alla «vigilanza democratica»
sulla loro manifestazione. «Non passate la notte qui - dice
- c'è il rischio che si infiltri qualcuno. Se deciderete
altrimenti, comunque, non chiamerò la polizia». I ragazzi
alla fine scelgono di lasciare la Facoltà. Stamattina dalle
8 presidieranno Lettere. Controlleranno che quel convegno
sulle foibe non venga tenuto, alla fine, con la forza.
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29/05/2008