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Il viaggio Studenti di sinistra all'università tra voglia di vendetta e inviti alla calma

Rabbia, polemiche e accuse nel day-after della Sapienza
Assemblea nell'atrio della facoltà di Lettere Tanti la disertano: «Qui si studia, niente politica»

Gabriele Santoro
g.santoro@iltempo.it«
«Hanno fatto d'ogni erba un fascio». La battuta circola nei viali della Sapienza, attorno agli striscioni e gli spray, alle bacheche e ai ritagli sui muri delle facoltà. Si sente nella grande assemblea del giorno dopo.

Tutti nell'atrio di Lettere, «contro il fascismo e lo squadrismo», per chiedere la «liberazione» del loro «fratello ai domiciliari», appuntamento alle 15,30. È un pensiero che aleggia sopra il tappeto di studenti accaldati, centinaia, a gambe incrociate, che ascoltano gli interventi dei loro colleghi al microfono, dei numerosi professori solidali con la manifestazione, del prorettore Luigi Frati che afferma che «al momento dell'autorizzazione del convegno si parlava solo di Fiore, poi è apparso sui manifesti il simbolo di un pugnale» ed è stato troppo, perché «siamo contro la censura, ma c'è un limite, che è quello dettato dalla Costituzione». La decisione del giudice, è il punto che brucia all'assemblea. Quella che, disponendo i domiciliari anche per un giovane di sinistra, «ha messo sullo stesso piano aggressori e aggrediti» dice al microfono Lorenzo, capelli corti e camicia che spiccano tra le chiome rasta e i piercing. L'assemblea applaude. «Aggressione» è la parola che ricorre nel day after della Sapienza. «I ragazzi di sinistra stavano attacchinando - affermano pressoché tutti - i fascisti li hanno aggrediti, avevano già le spranghe in macchina». Un 24enne di origine greca c'era. Lo racconta sul terrazzo di Fisica. Non sa dire però con certezza la scintilla da chi sia partita, forse un insulto, va' a sapere. Ma la violenza, quella no, «non può essere partita dai ragazzi dei movimenti». Mauro, 21 anni, di Giurisprudenza, infatti è critico con il consigliere comunale di Sa Andrea Alzetta, che a caldo aveva dichiarato che la misura era colma. «Non ci abbasseremo ai "loro" metodi» assicura. «Non sono dei violenti - aggiunge Giulia, 22 anni, in cima alla scalinata di Lettere - Al massimo è gente che perde tempo e pensa più alle salsicciate all'aperto che alla politica». È l'altra Sapienza, quella che vede scorrere attorno a sé le rapide non sempre limpide del movimentismo e pacificamente le ignora. Ci sono esami da dare, lezioni da seguire. In mattinata studenti così, e non sono pochi, se ne incontrano sui vialoni dell'ateneo. Guardano con poco interesse le colleghe in canotta a righe e treccine che vergano striscioni all'ombra di un albero. C'è pure però chi è un po' infastidito: «L'università dovrebbe essere apolitica» dice la 21enne Valeria sui gradini di Scienze politiche. Il preside della Facoltà Fulco Lanchester, nel suo studio, dice la sua sul casus belli delle foibe: «Quando c'è di mezzo un personaggio politico, bisognerebbe passare sempre prima dal rettore. Frati ha fatto bene a dire no». Ma questa tensione è figlia del cambio della guardia politico? «La Sapienza è il tornasole d'Italia, ciò che succede nel Paese si riverbera al suo interno». Non ha torto: c'è chi si accalora e c'è chi pare non esser toccato dalle vicende di Palazzo. I più astratti sembrano alcuni iscritti a Matematica. Di ciò che accade dirimpetto, a Lettere, dove i militanti fanno i turni dal mattino perché il megafono non taccia mai («Via il preside, via i fascisti»), non sembrano interessati. «Eravamo in laboratorio - dicono tre ragazzi in un'aula - Non ci siamo accorti di nulla». In bacheca c'è solo un timido foglio di carta appeso con lo scotch: «Antifascismo sempre». È accanto alle foto di cagnetti in vendita, e perde un po' di nerbo. Nell'altra bacheca si parla di «raggi cosmici», un esperimento. Ecco, il cosmo qui non sembra meno distante della politica. Ma sono quasi le 15, stanno arrivando da piazzale Clodio i «compagni del presidio al tribunale». Tutti a Lettere, nell'atrio. Al microfono si alternano gli interventi, tanti, fino a sera. Gli studenti insistono sulla loro «diversità» rispetto agli «altri» («vogliono far passare l'idea che siamo uguali, ma non è vero», «si è parlato di opposti estremismi, tutto falso»); il preside di Scienze Umanistiche Roberto Antonelli conferma: «Bisogna distinguere tra aggressori e aggrediti». C'è Alessandro Portelli, docente ed ex delegato di Veltroni alla Memoria: «La destra - dice - usa le foibe come strumento per attaccare l'antifascismo. I manifesti sul convegno sono stati un "segnare il territorio"». Per Portelli è il «clima politico che fa sentire legittimati questi ragazzi. I saluti romani al Campidoglio non erano casuali». E quando il prorettore Frati nomina Alemanno («che ha condannato la xenofobia pur avendo una storia non vicina alla nostra») volano i fischi. Frati afferma di aver mandato al ministro dell'Istruzione Gelmini una relazione sul caso. Poi invita i ragazzi alla «vigilanza democratica» sulla loro manifestazione. «Non passate la notte qui - dice - c'è il rischio che si infiltri qualcuno. Se deciderete altrimenti, comunque, non chiamerò la polizia». I ragazzi alla fine scelgono di lasciare la Facoltà. Stamattina dalle 8 presidieranno Lettere. Controlleranno che quel convegno sulle foibe non venga tenuto, alla fine, con la forza.

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29/05/2008










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Invasione di campo

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