Il senatore dell'Illinois in pieno discorso commemorativo durante il Memorial Day, volendo rendere omaggio ai veterani dell'esercito con la richiesta di maggiori benefici per la categoria ha detto che suo zio sarebbe stato tra i militari americani intervenuti per liberare i prigionieri dal campo di concentramento di Auschwitz, durante la seconda guerra mondiale (in realtà fu l'esercito russo ad entrare per primo ad Auschwitz nel 1945). Obama faceva riferimento al fratello di sua madre, soldato dell'89esima Divisione fanteria che entrò, invece, nel campo di sterminio nazista di Ohrduf, a Buchenwald. «Nella mia famiglia si racconta» ha detto Obama «che quando questo zio, che fece parte delle truppe americane ad Auschwitz, ritornò a casa, si rifugiò sull'attico e non uscì più di casa per sei mesi». Il portavoce Bill Burton s'è affrettato a «correggerlo».
Tra le altre gaffes storiche pronunciate da Obama durante l'estenuante maratona delle primarie da ricordare pure il discorso in Oregon quando ha affermato di «avere viaggiato in ogni angolo degli Stati Uniti, in tutti i 57 Stati…» che in realtà sono 50. E quando ha ricordato le 10mila vittime del tornado che aveva colpito il Kansas (sono soltanto 12). Oppure quando a proposito della mancanza di traduttori nelle zone calde commentò che «è difficile spostarli dall'Iraq all'Afghanistan» facendo intendere di non sapere che a Baghdad si parla arabo e a Kabul lingue di altre origini.
Nei giorni scorsi anche Hillary Clinton ne aveva coniata una davvero pesante. L'ex first lady si era lasciata sfuggire un riferimento all'assassinio nel 1968 di Bob Kennedy, fratello di John, che è suonato come un'allusione alla possibilità che qualcuno spari a Barack Obama e spiani così a lei la strada per la nomination dei democratici. Barack, dopo aver fatto gli scongiuri, ha benevolmente minimizzato l'accaduto in un'intervista radiofonica: «Ho imparato che quando si è impegnati in una campagna così lunga come lo siamo io e Clinton si può essere meno attenti ai termini che si usano in un discorso». Intanto l'endorsement del senatore dell'Illinois, molto vicino alla nomination democratica, s'accresce di ora in ora. Dalla sua parte si è schierata anche Pat Waak, segretario della sezione del Colorado del partito.
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Natalia Poggi
29/05/2008