Ma non può
evitare il distinguo: lui è un dotto, gli altri sono
"volontari". Come a dire: il presidente di un'associazione
di volontariato può essere un sant'uomo, ma il principe
della Chiesa cattolica è solo un cardinale.
Al Atrach -
sposato, con due bambini - è stato nominato nell'agosto
scorso e si è insediato nella moschea sul Lungomare Paolo
Toscanelli solo poche settimane fa. È stato richiesto dal
consiglio direttivo dell'associazione per succedere al
primo imam di Ostia, anche lui coi galloni di Al Ashar:
Siddik Bikhit Abdurabbu. Il suo incarico durerà tre anni.
Dice: «La religione è di Dio, la Terra è di tutti: bisogna
vivere in pace». La sua platea è rappresentata da oltre
trecento fedeli, compresi donne e uomini italiani. «Non
bisogna parlare di politica - continua - né incendiare chi
ascolta con questioni che possano alimentare l'odio. Le
persone devono esser aiutate a stabilire un rapporto
positivo con la società che li ospita, cominciando dalla
serenità d'animo. È importante. In Italia - continua -
questo non è difficile: gli italiani sono buoni e ospitali.
E poi - sorride - si mangia pure bene».
Fab. Dic.
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28/05/2008