La ricerca è frutto di interviste, incontri, gruppi di discussione che hanno coinvolto bambini, bambine, operatori umanitari, personale delle missioni Onu di peacekeeping (341 persone, tra cui 250 minori) dislocati nel Sud Sudan, Costa D'Avorio, Haiti.
Numerose le forme di abuso descritte dagli intervistati: le più frequenti sono commenti, frasi dal pesante e volgare contenuto sessuale, cioè «abusi verbali» (testimoniati dal 65% degli intervistati), segue il sesso «coatto» (denunciato dal 55% degli intervistati), a cui i minori sono indotti magari in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni «di lusso» come il cellulare. Frequenti anche le molestie (attestate dal 55% degli intervistati). Benché meno frequente (denunciato dal 30% degli intervistati) la violenza sessuale di singoli (ma anche di gruppi) risulta la più temuta.
Sull'identikit degli abusanti, il rapporto rileva che possono appartenere a qualsiasi organizzazione (umanitaria, peacekeeping o sicurezza), avere qualsiasi livello o grado (si va dagli autisti ai manager), fare parte dello staff locale o internazionale. Le vittime sono prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari. A prevalere, per numero, le bambine rispetto ai maschi e l'età media delle vittime è di 14-15 anni anche se il rapporto attesta di abusi anche ai danni di bimbi di 6 anni.
Dalla ricerca emerge anche che la paura di parlare è ancora molto forte. I bambini temono che l'abusante possa fare loro del male e che le agenzie umanitarie smettano di dare gli aiuti. «Il comportamento di chi abusa sessualmente di bambini così vulnerabili è inqualificabile - commenta Valerio Neri direttore di Save the Children Italia - Queste persone sono per fortuna una piccola minoranza. Tuttavia le agenzie umanitarie che operano in contesti di emergenza debbono mettere in campo importanti misure per prevenire e contrastare questi delitti». Tre le raccomandazioni che, al momento, sono all'attenzione della Task Force Onu sulla Protezione dallo sfruttamento e abuso sessuale: la realizzazione da parte di un meccanismo di denuncia su base locale, l'istituzione di una figura di controllo, un «global watchdog», che monitori gli sforzi delle agenzie nel contrasto agli abusi, l'incremento degli investimenti destinati a risolvere alle radici il problema.
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Natalia Poggi
28/05/2008