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La sinistra riscopre il mito dell'intolleranza a Roma

Andate a cercarla su YouTube. La signora ci mette la sua fiera faccia di popolana: per fare l'identikit quei balordi che hanno compiuto l'aggressione al Pigneto non serve usare «troppa psicologia, né giustificarli se da bambini non hanno preso il latte dal seno della mamma».

Pigneto E la soluzione per isolarli? Dargli una «fraccata di botte e un calcio in culo». Perché, spiega la donna, «è vero che quando ero bambina gli immigrati qui nel quartiere non c'erano, ma è un fenomeno di questi tempi e va bene così». Il razzismo, insomma, c'entra ben poco: «Non abbiamo mai visto intolleranza in queste strade», chi ha compiuto il raid agisce in questo modo «per ignoranza che si trasforma in violenza».
Il video, con la trasparente saggezza dell'anonima Mamma Roma, andrebbe recapitato a quanti — snobbando il lavoro della polizia, che esclude ogni connessione politica per l'episodio di sabato scorso — continuano a battere sul tamburo dissonante dell'«agguato razzista» e della Capitale colta da rigurgiti «xenofobi» non verso i rom o i clandestini, ma contro gli immigrati integrati nelle maglie profonde del tessuto cittadino.
Una speculazione politica che la sinistra sconfitta (eper una volta significativamente riunita attorno al tema) ha cavalcato aggirando la condanna senza appello pronunciata anche ieri da Alemanno nei confronti dei responsabili del fattaccio. Ma se il sindaco ha esortato l'opposizione a non collegare i fatti del Pigneto (e il pestaggio del disk-jockey gay) alla svolta elettorale, ricordando il suo impegno a «far marciare insieme legalità e solidarietà», i suoi avversari non hanno mancato di addebitargli, con una lunare capriola dialettica, la piena responsabilità dei fatti di cronaca.
A corto di migliori ragioni, da sinistra è partito subito l'ordine di pompare al massimo volume mediatico «l'attacco squadrista», e la «caccia all'immigrato» ordita direttamente dal Campidoglio. Da due giorni il Tg3 sforna servizi nei quali la ritorsione di un gruppo di esagitati contro un presunto borseggiatore diventa l'inizio di una guerra civile. «Ancora raid razzisti: dov'è la fermezza?», titola "L'Unità" di ieri, sottolineando che "i nazifascisti" (mica una banda locale) "restano liberi e indisturbati", neanche fossimo in quel cupo Sudamerica in cui riparavano i gerarchi del Fuhrer in fuga da Simon Wiesenthal. Rincarano la dose "Liberazione" e il "manifesto", così come i blog dei centri sociali, che sposano solo la tesi dei picchiatori ideologicamente devoti alla svastica.
E davanti ai microfoni compiacenti, nessuno dei leader in difficoltà ha provato a esercitare l'arte del dubbio, almeno investigativo. Dice Veltroni: «Quando scatta la caccia all'immigrato o all'omosessuale è l'inizio della barbarie». Va oltre D'Alema: «Si è parlato troppo di ronde e di cittadini che si fanno giustizia da sè. È evidente che ci sono dei gruppi ed è necessario che lo Stato risponda a questi episodi di violenza neonazista». Incalza Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Democratica: «Sarebbe grave sottovalutare il raid violento del Pigneto o derubricarlo ad un esempio di folklore fascista. Quei pestaggi immotivati contro immigrati inermi raccontano di un clima da "liberi tutti", che la stretta repressiva di questo governo sta provocando». Neppure il neopresidente della Provincia Zingaretti, che pure ha delle responsabilità istituzionali, riesce a spegnere la miccia: «C'è un clima di paura gonfiato ad arte». E l'ex ministro rifondarolo Paolo Ferrero butta lì con nonchalance l'equazione: «Se è stata delinquenza è squadrismo nero».
Così, mentre gli "Studenti antifascisti" occupano simbolicamente con sagome rosse le fermate della metropolitana (per far capire che "il fascismo uccide"), nessuno prova a circoscrivere la devastazione di un negozio del Pigneto per quello che è: un pur gravissimo episodio di cronaca nera cittadina, e non il prologo di nuovi anni di piombo. Con Alemanno preso nel mezzo, attaccato per il suo neomoderatismo anche dagli ultrà della destra di Forza Nuova, che non tollerano il suo tentativo di porsi come un «sindaco di tutti», o quantomeno come un mediatore delle diverse esigenze di una città meticciata da millenni, dove tutti possono diventare «romani», a patto di rispettare le regole.
Nei quartieri multietnici, dall'Esquilino allo stesso Pigneto, non vi è certo più intolleranza che in altre aree capitoline dove la microcriminalità tutta italiana governa con protervia il territorio. In pochi avrebbero motivi politici per assaltare il negozietto di pashmine indiane o la botteguccia di cineserie: nè l'immigrato regolare ha interesse a muoversi in azioni fuori controllo. Secondo il rapporto della Caritas 2008, gli stranieri residenti a Roma sono più di 250mila, pari al 7,4 della popolazione complessiva cittadina, con una tendenza all'aumento. La sfida di Alemanno sarà — con ogni evidenza — integrare e pacificare, senza rinunciare alla fermezza. Il dovere degli avversari sarà non cedere alla tentazione di soffiare sul fuoco di un odio spazzato via dalla storia.

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Stefano Mannucci

27/05/2008

  • 28/05/2008 08:16 Mario
    Un ladro ruba un portafoglio, il legittimo proprietario cerca di riaverlo e sa perfettamente che con una denuncia il responsabile del furto non avrebbe avuto nessuna conseguenza....... Ora, provate ad immaginare se quel portafoglio fosse stato di vostra madre, magari anziana...... voi come avreste reagito? Cosa c'è di intollerante in ciò? Cosa c'entra scomodare fantasmi del passato come il nazismo e il fascismo? E lo dice uno che fino a ieri ha sempre votato per il centrosinistra, ma questo centrosinistra ci ha portato alla situazione attuale di insicurezza, dobbiamo dire grazie a loro se ci troviamo in questa situazione. Non avrei mai pensato di poter essere contento di vedere il centrodestra al governo e il comune di Roma affidato ad Alemanno, nella speranza che mantengano le promesse di darci un'Italia più sicura e più tranquilla dove la legalità sia la regola e non l'eccezione, dove la vittima non diventi accusato e l'aggressore venga fatto passare per martire. Chiedo troppo? Non credo
  • 27/05/2008 17:04 cinzia
    sono una donna di sinistra(!?)...eppure finalmente leggo un articolo che dà una visione chiara della situazione, esprimendo appieno l'analisi che io stessa ho fatto e che, se fossi stata una giornalista, avrei, senza esitazione, scritto. Anzi, dirò di più, mi era venuto in mente di scrivere direttamente proprio "alla sinistra" che mi piace sempre meno
  • 27/05/2008 12:26 IL CAMMELLO
    Basta guardare queste facce per chiedersi : ma chi c'e l'ha voluta tutta questa gentaglia in Italia. Se è come si presume, compagni e chiesa cattolica, portateli a casa vostra MA A VOSTRE SPESE !
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