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Ambiente, da Kyodo ad Hokkaido

La sfida d'Oriente del ministro Prestigiacomo

Se ne sono accorti in pochi nel nostro Paese ma nei giorni scorsi è avvenuto qualcosa di significativo nella politica ambientale italiana.

Prestigiacomo Nel corso del G8 dedicato ai temi dell'ambiente, il neo ministro Prestigiacomo ha avuto occasione di cogliere la nuova aria che si respira a livello internazionale ed ha dichiarato che il protocollo di Kyoto va superato. L'affermazione potrebbe apparire banale, ma così non è. L'ambiente è argomento centrale nella vita di tutti i cittadini ed è diventato materia fondamentale per quanti fanno impresa. Il nostro Paese ha subito per molti, troppi, anni un'egemonia culturale vetero ecologista che ha avuto la sua massima espressione nel lavoro svolto dal suo predecessore Pecoraro Scanio. I Verdi italiani, molto diversamente dai loro colleghi nel mondo, hanno fatto trionfare la politica del «no» e promosso il totem delle rinnovabili comunque. L'accordo di Kyoto fa parte di questi tabù e indicare la necessità ridefinirne l'applicazione in ambito di Ue è una ottima presa di distanza dall'impostazione eco-retorica.
Stefania Prestigiacomo ha molto ben compreso che i buoni propositi non bastano da soli. Le politiche energetiche ed ambientali sono oggi come mai prima il motore dell'agenda internazionale. Se si vuole incidere, come sistema Paese, è lì che bisogna intervenire. Il 5 giugno si terrà la prossima riunione dei ministri dell'Ambiente Ue: sarà un banco di prova importante per saggiare gli orientamenti degli altri governi (in particolare Francia, Germania, Inghilterra e Spagna). In ogni caso, l'appuntamento decisivo resta quello della riunione annuale del G8 che si terrà a luglio in Giappone. Come dimostrato dal vertice di Kobe, energia e ambiente saranno centrali in quei giorni. A questo appuntamento l'Italia può andare a rimorchio delle posizioni stanche dell'Europa o costruire un suo protagonismo. Il numero e la forza degli scienziati che propongono strategie alternative per la riduzione delle emissione di Co2 aumenta. Basta sfogliare la rivista Nature per farsi un'idea. Non solo: continuare a pensare di fare accordi internazionali senza India e Cina ha poco senso. La rapida industrializzazione di questi due Paesi e la loro riduzione della povertà ha portato, dal 2000 ad oggi, ad un incremento di emissioni del 13% annuo.
Come attraversare dunque il guado tra Kyoto e l'Hokkaido? Secondo i giapponesi è necessario concentrare lo sforzo per promuovere l'efficienza energetica in alcuni settori specifici (produzione di elettricità, cementi, alluminio). Avanza quindi l'idea di coinvolgere i governi nella creazione di una sorta di "progetto Apollo", per la ricerca e lo sviluppo di nuove fonti di energie. Il menu del dibattito internazionale sarà ampio e molte sono le carte ancora «coperte». Ma che il Giappone voglia lasciare un segno in questo G8 non c'è dubbio. Bisognerà capire con quale posizione il governo italiano si vorrà presentare. All'Italia serve colmare al più presto il gap di questi anni. Per farlo forse vale la pena scommettere sul ruolo nelle grandi scelte internazionali. La prima prova di Kobe è stata superata dalla Prestigiacomo a pieni voti. Sarà fondamentale proseguire così.
* www.formiche.net

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Paolo Messa, di formiche.net

27/05/2008










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