Alla sinistra estrema non
ha giovato puntare sul laicismo libertario dell'Arcobaleno
invece che sui temi sociali della falce e martello. Se il
Pd non ha captato il voto dei moderati, la destra ha saputo
parlare alle borgate, alla gente comune. Il Pd è apparso
elitario.
Da sociologi si può azzardare
un'interpretazione dell'attuale crisi strutturale della
sinistra (alla quale non si vedono sbocchi, se non quello
di attendere "il turno", ovvero che la gente addossi al
Pdl, non più al Pd di Prodi la crisi italiana se la
situazione non migliorasse).
Siamo di fronte al
fallimento del paradigma gramsciano? Almeno, di quella
parte fondamentale della riflessione di Gramsci (nella
foto) sulla prassi politica che teorizzò la conquista da
parte della sinistra dei mezzi culturali nazionali (e la
produzione di una cultura "nazional-popolare"). Tesi che,
partite dalle idee leniniste, ne trasformarono il
militarismo dogmatico in qualcosa di più attraente e vicino
alla mentalità liberale dell'Occidente; e che si basano su
un'analisi storica e sociale di come si conquisti
l'egemonia su una nazione. Esula dagli scopi di queste
righe approfondire le tesi gramsciane. Ma rimane la domanda
se questo modello non sia oggi fallito. La sinistra, nella
seconda metà del XX secolo, ha conquistato la cultura
italiana. Anche le forze migliori della borghesia
intellettuale italiana si spostavano a sinistra, con un
processo le cui radici sono descritte magistralmente, ad
esempio, in "La pelle" di Malaparte (lo sbandamento
profondo dei giovani della Napoli "bene" al crollo del
fascismo). Ma oggi la sinistra si accorge (e se non l'ha
fatto, dovrebbe farlo) che mentre conquistava la cultura
italiana, perdeva il suo popolo. Nelle borgate i figli
degli operai votano a destra, anche perché temono la
concorrenza degli immigrati. I laboriosi operai del nord,
messa in piedi con tanta fatica una piccola impresa, votano
Lega. La sinistra intanto resta chiusa negli attici del
centro storico, discutendo di potere e di Proust, parlando
di nuovi costumi sessuali e degustando Brunello di
Montalcino. Sintomo tra i peggiori di questo atteggiamento
perdente è l'abitudine diffusa in tali salotti di criticare
con sarcasmo la Chiesa, molto più che il capitalismo e il
"mercatismo" moderni, con i loro eccessi spesso disumani.
Il paese va altrove, la casta intellettuale continua i suoi
colti conversari, sentendosi antropologicamente superiore e
perdendo così se stessa.
* Vescovo emerito
di
Civitavecchia-Tarquinia
Vai alla homepage
25/05/2008