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Il punto di GIROLAMO GRILLO *

La sinistra (Pd compreso) ricominci dalle borgate

Molto è stato detto sui risultati delle elezioni. E sulla nuova sensibilità del Paese verso temi come la sicurezza, a sinistra oggetto dell'interesse quasi del solo sindaco di Bologna. Il Pd non è riuscito a captare il voto dei moderati, i pochi voti dei radicali non sono serviti se non a portare disunione nel partito.

Alla sinistra estrema non ha giovato puntare sul laicismo libertario dell'Arcobaleno invece che sui temi sociali della falce e martello. Se il Pd non ha captato il voto dei moderati, la destra ha saputo parlare alle borgate, alla gente comune. Il Pd è apparso elitario.
Da sociologi si può azzardare un'interpretazione dell'attuale crisi strutturale della sinistra (alla quale non si vedono sbocchi, se non quello di attendere "il turno", ovvero che la gente addossi al Pdl, non più al Pd di Prodi la crisi italiana se la situazione non migliorasse).
Siamo di fronte al fallimento del paradigma gramsciano? Almeno, di quella parte fondamentale della riflessione di Gramsci (nella foto) sulla prassi politica che teorizzò la conquista da parte della sinistra dei mezzi culturali nazionali (e la produzione di una cultura "nazional-popolare"). Tesi che, partite dalle idee leniniste, ne trasformarono il militarismo dogmatico in qualcosa di più attraente e vicino alla mentalità liberale dell'Occidente; e che si basano su un'analisi storica e sociale di come si conquisti l'egemonia su una nazione. Esula dagli scopi di queste righe approfondire le tesi gramsciane. Ma rimane la domanda se questo modello non sia oggi fallito. La sinistra, nella seconda metà del XX secolo, ha conquistato la cultura italiana. Anche le forze migliori della borghesia intellettuale italiana si spostavano a sinistra, con un processo le cui radici sono descritte magistralmente, ad esempio, in "La pelle" di Malaparte (lo sbandamento profondo dei giovani della Napoli "bene" al crollo del fascismo). Ma oggi la sinistra si accorge (e se non l'ha fatto, dovrebbe farlo) che mentre conquistava la cultura italiana, perdeva il suo popolo. Nelle borgate i figli degli operai votano a destra, anche perché temono la concorrenza degli immigrati. I laboriosi operai del nord, messa in piedi con tanta fatica una piccola impresa, votano Lega. La sinistra intanto resta chiusa negli attici del centro storico, discutendo di potere e di Proust, parlando di nuovi costumi sessuali e degustando Brunello di Montalcino. Sintomo tra i peggiori di questo atteggiamento perdente è l'abitudine diffusa in tali salotti di criticare con sarcasmo la Chiesa, molto più che il capitalismo e il "mercatismo" moderni, con i loro eccessi spesso disumani. Il paese va altrove, la casta intellettuale continua i suoi colti conversari, sentendosi antropologicamente superiore e perdendo così se stessa.
* Vescovo emerito

di Civitavecchia-Tarquinia

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25/05/2008










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Invasione di campo

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