Ma al tempo stesso destano sorpresa di fronte a un'imponente reazione di solidarietà collettiva, che vede impegnati, nelle operazioni di soccorso, cittadini e governo.
Come mai tanta mobilitazione "visibile" in un paese dominato per decenni da uno stato collettivista che ha sempre dato l'impressione di voler provvedere, esclusivamente con i propri mezzi, a fronteggiare le situazioni di crisi, spesso nascondendole all'opinione pubblica? Ma proprio perché i rapporti fra Stato e società sono cambiati sensibilmente, di modo che lo Stato è in po' meno collettivista e la società molto più autonoma. La chiave di questa trasformazione è l'introduzione di elementi di economia capitalista e di apertura alle istanze del mercato del monolite cinese. Dapprima per mera convenienza delle classi dirigenti, che hanno trovato nella logica della globalizzazione un formidabile strumento di sostegno al loro potere politico. In seguito per la forza endogena ed espansiva del mercato che ha dispiegato il suo potenziale di "contagio radioattivo" sulla società e le istituzioni del Paese. È per questo che la Cina sta assumendo le caratteristiche di una società aperta: non solo ai traffici commerciali, agli scambi, alle libertà economiche, ma con essi - inevitabilmente e contro la volontà del sistema politico - anche alle idee, ai valori, agli stili di comportamento propri della civiltà occidentale.
Il mercato è luogo privilegiato di competizione e solidarietà. La competizione - "cum-petere": cercare insieme la soluzione migliore - genera di per sé forme di collaborazione e regole basate sul principio di reciprocità. Per di più, la logica di mercato è in grado di stimolare forme di self-aid, funzioni di welfare dal basso, per integrare o supplire all'azione dei pubblici poteri. Sono questi gli elementi che spiegano la mobilitazione dei cinesi per le vittime del terremoto, inedita nella storia del paese: ciò che ha stupito non poco anche le autorità politiche e le ha indotte - sia pure (forse) con intenti propagandistici in vista delle Olimpiadi - alla massima trasparenza nella gestione dell'emergenza.
A prova del contrario possiamo confrontare il caso - quasi contemporaneo - del ciclone che ha sconvolto la Birmania. Questo paese è retto da un regime militare tirannico che ha ulteriormente chiuso la società. E adesso la strangola, con la complicità degli eventi naturali, facendo mancare i soccorsi alle vittime del cataclisma, e addirittura respingendo al di là dei confini le organizzazioni internazionali che offrono il proprio aiuto. Come diceva Brecht, la dittatura è misantropa: anzi odia il proprio popolo perché lo teme come potenziale nemico interno. La dittatura è paranoica: vede dappertutto nemici esterni, perché teme il contagio della libertà e del mercato.
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Raffaele De Mucci
23/05/2008