Riprende un argomento dibattuto anche in campagna elettorale. È senza dubbio condivisibile che l'emergenza rifiuti di Napoli e della Campania sia la punta di un iceberg, la cui base purtroppo non è solo la "morte della legalità, dello Stato, della convivenza civile e democratica". Si tratta, anche e soprattutto, di "morte della responsabilità" e riguarda, inesorabilmente, la maggior parte delle classi dirigenti meridionali.
Paradossalmente questo senso di responsabilità è mancato proprio perché non è mancato lo Stato, perlomeno dal punto di vista del sostegno economico.
Mi spiego: in questi ultimi dieci anni, come da più parti riconosciuto, al Sud non sono mancate certamente le risorse: alle Regioni del Sud sono arrivati oltre cento miliardi di euro tra fondi comunitari e nazionali. Cifre enormi alle quali non hanno fatto riscontro miglioramenti apprezzabili della qualità della vita dei cittadini e delle condizioni di contesto per le imprese. Perché? E' evidente che le classi dirigenti meridionali non sempre hanno saputo garantire efficacia ed efficienza della spesa, così come è evidente che spesso i meccanismi di spesa sono stati troppo farraginosi e che i grandi temi su cui canalizzare quei fondi non sono stati sufficientemente concertati tra Stato e Regioni.
Come si vede, la prima e la più grande svolta che occorre al Sud è quella della responsabilità: in questo senso il nostro Governo intende realizzare un federalismo che sia solidale, ma anche responsabile. Un federalismo che avvicini, cioè, i centri decisionali ai cittadini e ai territori ma che sappia anche garantire che esiste sempre un livello di governo in grado di sostituirsi a quello di rango inferiore quando questo si dimostri inefficiente ed incapace.
Che prospettiva di convergenza con le regioni più sviluppate possono avere le Regioni del Sud se si continuano a produrre deficit sanitari che solo negli ultimi due anni sono costati oltre 13 miliardi di euro allo Stato senza determinare miglioramenti dei servizi, ma solo nuove tasse?
Affinché il Sud recuperi la possibilità di fare da sé è necessaria una profonda opera di responsabilizzazione delle sue classi dirigenti. Si dice che la gravità del problema del Mezzogiorno non è più affrontabile con mezzi ordinari, ma anche i mezzi straordinari (vedi la Cassa per il Mezzogiorno) hanno ampiamente dimostrato la loro inefficacia. Allora, la nostra sfida non può che essere una: a Sud dobbiamo realizzare una normalizzazione dell'ordinaria amministrazione: una scuola e un ospedale che funzionino a Catanzaro come a Rho, termovalorizzatori a Napoli come a Brescia.
Non è una missione impossibile. Prendiamo ancora il caso della Campania: quel che oggi va affrontato con mezzi straordinari nasce da anni di non scelte. Decisioni che, assunte per tempo e con mezzi "ordinari", sarebbe stato possibile non imporre, ma far comprendere ai cittadini. Qualcuno però ha pensato che, siccome prima o poi sarebbe arrivato lo Stato ad assumersi quelle responsabilità, ci si poteva permettere di continuare a non compiere scelte che già allora apparivano inevitabili.
Lo stesso vale per la sanità: razionalizzare l'offerta sanitaria, in prospettiva, significa migliorare la qualità delle prestazioni e non generare debiti che continuano a pesare sui Bilanci delle singole Regioni, sulle tasche dei loro cittadini, sullo Stato chiamato a ripianare i deficit e, quindi, su tutte le altre Regioni italiane. Non è invece pensabile che il Paese possa crescere se lo Stato continua ad applicare un metodo assistenzialista anche nei confronti di chi sbaglia, piuttosto che un metodo meritocratico per chi fa bene. Senza assunzione di responsabilità, il Sud non diventerà mai Nord.
La nostra sfida è questa. Ritengo che sia arrivato il tempo in cui la politica responsabile debba ritrovarsi, seppur nelle rispettive differenze, intorno allo stesso tavolo ideale che in questi mesi abbiamo chiamato "Patto per il Sud" per dare il senso allo stesso tempo della condivisione degli obiettivi e dell'urgenza degli interventi.
Il nostro Governo ha già dimostrato di aver compreso che è arrivata l'ora della responsabilità e, quindi, della ricerca del dialogo e della condivisione. Non dell'inciucio, né dell'accordo a tutti i costi. Come ha detto il Presidente Berlusconi nel discorso programmatico in Parlamento, sappiamo che l'Italia non ha tempo da perdere e agiremo di conseguenza. E sappiamo anche che, se il Sud continua a perdere tempo, non cresce l'Italia. Per questo siamo certi che il Patto per il Sud verrà sottoscritto anche e soprattutto dal Nord, purché le clausole siano quelle di una nuova responsabilità delle classi dirigenti e di una reale volontà di contribuire alla crescita del Paese.
Ministro dei Rapporti
con le Regioni
Vai alla homepage
Raffaele Fitto, Ministro per i Rapporti con le Regioni
22/05/2008