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Il punto di GIUSEPPE SCANNI

Alzare la voce e contare in Europa

Parlare di Europa è facile. La proiezione sull'estero delle nostre politiche nazionali e, al contrario, dall'estero verso la politica domestica è un vecchio esercizio che trae origine nella storia patria: è la sfiducia verso il proprio Paese, la propria capacità di organizzare la società, di sviluppare l'economia.

Intendiamoci, una cosa è cercare modelli da imitare, un'altra riconoscersi parte integrante di un processo di sviluppo continentale. Occorre, per di più, riconoscere che è la Sinistra storica la parte più coinvolta nel bisogno delle alleanze e delle approvazioni internazionali come fonte di legittimazione. Gli attacchi al Governo italiano da parte del Governo spagnolo ricalcano stereotipi ben conosciuti. La responsabilità è della "politica" che non ha, finora, imposto un ruolo attivo nel nostro Paese sui grandi dossier.
Nel complesso calderone di Bruxelles occorre esercitare quotidianamente il proprio ruolo senza distrazioni. Bene ha fatto il Ministro Frattini a costringere il Ministro degli Esteri spagnolo a una semi-scusa. La forma in diplomazia è sostanza. Ma non basta. In questo momento, per esempio, vi sono tre grandi grane in Europa: quella dell'Unione Mediterranea, quella della politica agricola e quella dei rapporti con Hamas. Su tutti e tre punti sarebbe auspicabile una visibile reazione italiana.
Tra 7 settimane, il 13-14 luglio, prenderà vita a Parigi l'Unione per il Mediterraneo copresieduta da Sarkozy, in quanto Presidente pro tempore del Consiglio Europeo e, probabilmente, da Osni Moubarak. Il tentativo di Parigi è quello di prolungare il mandato di Copresidente. L'Italia faccia sentire chiaramente la sua voce, contraria all'iniziativa, perché il Trattato di Lisbona prevede solo tre figure istituzionali: il Presidente del Consiglio Europeo, il Presidente della Commissione, l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri. La politica agricola, campo prediletto degli egoismi nazionali francesi e tedeschi, è considerata un tabù infrangibile per le sovvenzioni che permettono di tenere in piedi un sistema basato sull'aiuto pubblico, che sfugge a qualsiasi logica di concorrenza mondiale e che aiuta la penuria agricola mondiale. L'Italia ha interesse a distinguersi assieme alla Gran Bretagna, costringendo magari il Parlamento Europeo a utilizzare seriamente il suo tempo. Rompendo tutti gli accordi europei e Nato, la Francia intrattiene da molto tempo rapporti con Hamas, secondo le dichiarazioni del ministro degli esteri francese. Davvero non c'è niente da recriminare pubblicamente? Pensare che passata la giornata passerà la tempesta è un errore.
Chi conosce i partiti europei sa valutare la dipendenza dei suoi esponenti dai governi nazionali. Attaccare l'Italia è uno sport redditizio. Quando l'Italia è andata, nel passato, all'attacco (con buone ragioni) le critiche sono scomparse perché non erano più lucrose. Fare l'Europa significa difendere la propria identità rispettando quella altrui.

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22/05/2008










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Cinthia Moura

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