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Quello del «mostro di Firenze» è il giallo che ha suscitato l'incubo più grande per le coppiette fiorentine, per chi desiderava fermarsi qualche istante in un luogo isolato intorno a Firenze, nelle campagne macchiate dal 1968 dal sangue di giovani innamorati. Ancora oggi è difficile trovare qualcuno in Italia che possa credere davvero che il caso del «mostro» sia risolto. Non solo. In quei luoghi, in quei viottoli appartati e lontani da occhi indiscreti nessuno può ancora dire con certezza se ad agire era un solo killer o se invece a impugnare la pistola e il coltello erano più di uno. L'identità del killer maniacale, o dei killer delle coppiette, risulta, a distanza di decenni, sempre più coperto da un velo di mistero, oscuro e contorto. L'unica certezza è, purtroppo, soltanto la lucidità nel commettere gli omicidi in luoghi che ancora oggi mettono paura a chi pensa anche per un solo istante di parcheggiare lì l'auto, di notte, per trascorrere qualche momento d'intimità con la fidanzata. L'assoluzione dell'ex farmacista Francesco Calamandrei ha dunque allontanato ancor di più la speranza di riuscire a far luce definitivamente su quelle notti dell'orrore, su quelle persone che hanno ammazzato a sangue freddo giovani coppie e su quelle che invece non si sarebbero sporcati le mani di sangue: i presunti mandanti dei delitti, coloro che avrebbero pagato i killer per ottenere parti intime femminili asportate alle vittime uccise tra il 1982 e il 1985: seni e pube. Soldi che secondo l'accusa, erano stati consegnati ai «compagni di merende», a coloro che materialmente sceglievano le vittime: Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Nelle indagini sul «mostro» era infatti stato coinvolto il contadino di Mercatale Val di Pesa, Pacciani, che il 17 gennaio 1993 era stato arrestato con l'accusa di essere il carnefice delle otto coppiette. Il primo novembre del '94 era iniziato il processo, terminato con la pesante condanna emessa dal Tribunale di Firenze: 14 ergastoli. Trascorso un anno e mezzo, era il 13 febbraio '96, Pietro Pacciani era stato invece assolto dalla Corte d'appello «per non aver commesso il fatto», ciò che ha sempre urlato il contadino. Il 12 dicembre però la Cassazione aveva annullato l'assoluzione, disponendo un nuovo processo. Nel frattempo, però, il 22 febbraio '98 Pacciani è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Mercatale. In base ai risultati di un esame tossicologico, nel sangue dell'uomo c'erano tracce di un farmaco antiasmatico, controindicato per lui, affetto da una malattia cardiaca. La morte del presunto «mostro di Firenze» non ha fatto altro che aumentare le ombre che già coprivano le lunghe e difficili indagini. Gli altri due uomini considerati «compagni di merende», Mario Vanni e Giancarlo Lotti, sono stati condannati il 24 marzo 1998. Giancarlo Lotti, detto «Katanga» per i suoi modi non proprio eleganti, è morto a 62 anni nel 2002: stava scontando una pena di 26 anni. Quest'ultimo era stato il grande accusatore di Pacciani: confessò di aver sparato a una coppietta di tedeschi. Vanni, detto «Torsolo», che come Pacciani si è sempre proclamato innocente, è l'unico del gruppo ancora in vita. È stato condannato all'ergastolo, pena diventata definitiva nel 2000. Augusto Parboni
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