Il quale sulla Stampa di giovedì scorso ha
paragonato Fini al suo lontano predecessore Alfredo Rocco,
che "richiamò all'ordine il deputato Giacomo Matteotti
nell'ultima seduta della sua vita" dicendogli:
«Onorevole,non provochi incidenti e concluda. Se vuole
parlare,continui ma prudentemente». Matteotti fra le
interruzioni dei fascisti continuò a denunciare brogli e
violenze commessi nelle elezioni appena svoltesi. E incorse
dopo undici giorni nella ignobile vendetta dei sicari che
lo sequestrarono a pochi passi da casa, lo picchiarono e lo
pugnalarono a morte.
Ceccarelli converrà, a freddo, di
avere esagerato accostando Fini a Rocco e Di Pietro a
Matteotti. Ciò peraltro significa anche paragonare le
elezioni del 13 aprile scorso a quelle del 1924 e
Berlusconi a Mussolini. Via,cerchiamo di essere seri. Lo
dico anche a Casini, che da ex presidente della Camera e
leader dell'Udc ha attaccato Fini e perciò fornito uno
stravagante soccorso politico a Di Pietro, pur dichiarando
di non condividerne i pesanti giudizi appena espressi sul
conto di Berlusconi fra le proteste dei parlamentari della
maggioranza. Se davvero non li condivideva, Casini
dall'opposizione avrebbe fatto meglio a unirsi alle
interruzioni, dirette non a impedire a Di Pietro di
parlare, ma solo a contestarne immediatamente le
parole,secondo consolidati costumi parlamentari.
Di
Pietro era praticamente tornato a rinfacciare al presidente
del Consiglio le sue vicende giudiziarie, volendo con ciò
contestare la legittimità della sua leadership e ignorando,
fra l'altro,i rovesci subiti in tanti processi dai
magistrati dell'accusa. Fra i quali c'è anche lui, Di
Pietro, arrivato nel 1994 come sostituto procuratore a
offrirsi al suo superiore come uno che "a quello lo
sfascio" dopo un avviso a comparire a Berlusconi, peraltro
finito sul Corriere della Sera prima della notifica.
Anche a Di Pietro è accaduto di trovarsi sotto accusa
in sede giudiziaria. Le sue assoluzioni, qualche volta
accompagnate con giudizi non proprio lusinghieri sul piano
deontologico, non possono valere più di quelle ottenute dai
suoi ex indagati e imputati.
La lotta politica non
dovrebbe esimere una persona civile dall'obbligo del
rispetto e della verità. Fini pertanto non aveva torto a
ricordare all'ex magistrato che la possibilità di parlare e
di attaccare gli avversari senza interruzioni e proteste
"dipende unicamente da ciò che si dice", anche in un'aula
parlamentare.
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21/05/2008