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Questione di stile

Se Di Pietro insiste s'aspetti pure la reazione

A una settimana di distanza dal battibecco svoltosi nell'aula di Montecitorio fra il nuovo presidente della Camera, Fini, e l'ex ministro Di Pietro durante il dibattito sulla fiducia al quarto governo di Berlusconi credo che sia possibile scriverne più serenamente di quanto abbia fatto a caldo, per esempio, il pur simpatico Filippo Ceccarelli.

Il quale sulla Stampa di giovedì scorso ha paragonato Fini al suo lontano predecessore Alfredo Rocco, che "richiamò all'ordine il deputato Giacomo Matteotti nell'ultima seduta della sua vita" dicendogli: «Onorevole,non provochi incidenti e concluda. Se vuole parlare,continui ma prudentemente». Matteotti fra le interruzioni dei fascisti continuò a denunciare brogli e violenze commessi nelle elezioni appena svoltesi. E incorse dopo undici giorni nella ignobile vendetta dei sicari che lo sequestrarono a pochi passi da casa, lo picchiarono e lo pugnalarono a morte.
Ceccarelli converrà, a freddo, di avere esagerato accostando Fini a Rocco e Di Pietro a Matteotti. Ciò peraltro significa anche paragonare le elezioni del 13 aprile scorso a quelle del 1924 e Berlusconi a Mussolini. Via,cerchiamo di essere seri. Lo dico anche a Casini, che da ex presidente della Camera e leader dell'Udc ha attaccato Fini e perciò fornito uno stravagante soccorso politico a Di Pietro, pur dichiarando di non condividerne i pesanti giudizi appena espressi sul conto di Berlusconi fra le proteste dei parlamentari della maggioranza. Se davvero non li condivideva, Casini dall'opposizione avrebbe fatto meglio a unirsi alle interruzioni, dirette non a impedire a Di Pietro di parlare, ma solo a contestarne immediatamente le parole,secondo consolidati costumi parlamentari.
Di Pietro era praticamente tornato a rinfacciare al presidente del Consiglio le sue vicende giudiziarie, volendo con ciò contestare la legittimità della sua leadership e ignorando, fra l'altro,i rovesci subiti in tanti processi dai magistrati dell'accusa. Fra i quali c'è anche lui, Di Pietro, arrivato nel 1994 come sostituto procuratore a offrirsi al suo superiore come uno che "a quello lo sfascio" dopo un avviso a comparire a Berlusconi, peraltro finito sul Corriere della Sera prima della notifica.
Anche a Di Pietro è accaduto di trovarsi sotto accusa in sede giudiziaria. Le sue assoluzioni, qualche volta accompagnate con giudizi non proprio lusinghieri sul piano deontologico, non possono valere più di quelle ottenute dai suoi ex indagati e imputati.
La lotta politica non dovrebbe esimere una persona civile dall'obbligo del rispetto e della verità. Fini pertanto non aveva torto a ricordare all'ex magistrato che la possibilità di parlare e di attaccare gli avversari senza interruzioni e proteste "dipende unicamente da ciò che si dice", anche in un'aula parlamentare.

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21/05/2008










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