L'impegno di De Gennaro, al quale molti avevano
guardato come a una sorta di commissariamento dell'Italia
di Cattaneo da parte dell'Italia di Spaventa, o comunque
della Repubblica delle autonomie da parte dello Stato
nazionale, ha incontrato anch'esso i suoi nemici. I treni
carichi di immondizia da smaltire in Germania in due anni
di governo Prodi erano stati registrati più come una
sceneggiata "napoletana" che come un incubo dell'Italia nel
mondo. C'era stato addirittura qualcuno a sinistra che li
aveva attribuiti alle invenzioni di Mediaset. A Berlusconi
si deve riconoscere il merito di aver pronunciato già in
campagna elettorale un suo dignitosissimo "non ci sto".
Sotto il profilo civile e morale, quello di Napoli ormai è
un dramma. Una città senza più regole e senza più governo,
in cui ribellismo e delinquenza imperversano, che guarda al
consiglio dei ministri che si riunisce oggi con
trepidazione, con qualche speranza e tanta disperazione.
Emergenze nella sua storia Napoli ne ha attraversate
parecchie: dal colera di fine ottocento a quello (assai
meno crudele) dei primi anni settanta, dai bombardamenti
del 1943 al terremoto del 1980, dalla criminalità di
camorra a quella delle brigate rosse. In questi giorni,
però, molto più che in passato, la sensazione è che a
Napoli governi locali e regionali, autorità e giurisdizioni
periferiche siano solo vuoti fantasmi. La città è smarrita,
non riconosce più un solo volto a cui affidarsi, vive alla
giornata scossa e violentata da rifiuti e da soprusi di
ogni genere, dalla insicurezza e dalla paura, che ne hanno
attenuato spirito di tolleranza e perfino di umanità.
Sono anni, per varie ragioni, che a Napoli una classe
dirigente non c'è più, sepolta dagli egoismi e dalle viltà
che si annidano nella retorica della società civile. La
Regione di Bassolino si dichiara disposta a collaborare con
l'esecutivo, ma l'unico contributo che può offrire è in
negativo: il proprio cattivo esempio. Il che vale anche per
il Sindaco e la sua giunta, che al governo non ha lesinato
polemiche e sarcasmi. Per Berlusconi ed il suo programma la
via è obbligata: prescinderne. A Napoli e in Campania forse
sarà ineluttabile ricorrere a misure di straordinario
rigore, da Destra storica, appunto, che non escludono
compiti e responsabilità da farsi assumere all'esercito e
alla sua organizzazione sanitaria.
Proprio per questo,
per Regione, Provincia, Comune è venuto il momento di
rinunciare a protagonismi e antagonismi di maniera. Ogni
riferimento a Giustino Fortunato e a Silvio Spaventa è da
considerarsi assai più attuale di ogni buona o cattiva
intenzione di una finta classe dirigente che ha determinato
l'agonia di Napoli.
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21/05/2008