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l'editoriale

Più risposte da uno Stato di diritto

Le anime belle e i sinceri democratici che non vogliono introdurre in Italia il reato di immigrazione clandestina meritano tutto il nostro rispetto. Ma ci devono dire come fare, allora, con quali strumenti, con quali mezzi, a ottenere il risultato che si prefiggono i sostenitori dell'introduzione di quel reato.

E' inutile fare campagne elettorali come fece Rutelli promettendo di essere un "sindaco tosto" se poi si fa finta di non sapere che i provvedimenti d'espulsione in Italia non hanno nessuna efficacia. Questo è il punto. L'espulsione è un provvedimento amministrativo e migliaia e migliaia di clandestini che l'hanno ricevuto se ne sono allegramente infischiati. C'è chi è stato espulso dieci volte. Poi è stato riacchiappato, riespulso e via con un demenziale gioco dell'oca, in cui sono lo Stato, la legalità, che tornano sempre al punto di partenza, sconfitti. Introdurre il reato di immigrazione clandestina vuol dire, semplicemente, introdurre una deterrenza. Chi rientra dopo l'espulsione, sa che -ripreso- va a finire in prigione. Non si può fare. Va bene. Ma che si fa, allora? Si accompagnano tutti i clandestini all'aeroporto e li si rimanda a casa a spese della collettività? E poi, quando ritornano? Li si riaccompagna? Sinora non abbiamo letto o sentito nessuna risposta, nessuna proposta, nessuna alternativa. I sindaci "tosti" non piacciono più di tanto. Ma meno ancora ci piace essere presi in giro da chi non sa distinguere tra eccellenti sentimenti e Stato di Diritto.

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Carlo Panella

20/05/2008










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