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Il punto di GIUSEPPE PENNISI

Fannulloni, io ce l'ho fatta. Ne ho licenziati due

Sì, si può fare, come ci ricorda il Ministro della Funzione Pubbica, Renato Brunetta. Licenziare gli statali fannulloni è possibilissimo, in base alla normativa.

Sempre che il dirigente disponga di elementi fondati e tenacia. Ho licenziato due statali nelle mie visitazioni ministeriali. La priva volta ero direttore generale al Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, appena giunto in Italia dopo 15 anni in Banca mondiale, allo scopo di creare e gestire il nucleo di valutazione della spesa pubblica e i progetti a valere sul Fondo Investimenti e Occupazine. Si era nel lontano 1982. Non avevo alcuna contezza di amministrazione, di diritto del lavoro e simili. Mi venne affidato (o meglio appioppato) un dipendente; dopo avermi detto che non voleva stare nel mio ufficio "perché si lavora", la persona in questione cominciò a inviare ogni venti giorni certificati medici per esaurimento nervoso, influenza, stanchezza e simili. In pratica, in ufficio non era mai presente. L'"establishment" del Ministero alzava le braccia: questo era l'andazzo consolidato e occorreva pazientare. Fortunatamente, una collega del Ministero dei Beni Culturali mi suggerì una strada: chiedere visita collegiale da parte dell'autorità militare (pare che tale misura sia stata successivamente abrogata). Non fu facile convincere l'"establishment" ministeriale; gli altri dirigenti intonarono all'unisono il mottetto "siamo tutti una famiglia anche perché il dicastero ha soltanto 250 addetti" ed è a rischio di chiusura. Insistetti. I carabinieri andarono all'abitazione del dipendente, il quale non era in casa ma alle prese con un secondo lavoro. Scattarono il licenziamento in tronco e un procedimento penale.
Nuovo caso nel 1998-90 al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale dove guidavo il gruppo incaricato della valutazione dei progetti a valere sul fondo per il rientro dalla disoccupazione. Un bel giorno arrivò un nuovo dipendente; non avevo richiesto incrementi di personale, ma mi venne detto che "nessuno voleva la persona" in oggetto. Oltre tutto non apparteneva neanche ai ruoli dell'amministrazione ma vi stazionava da 26 anni tramite vari comandi e distacchi ottenuti grazie a rapporti particolaristici. Nelle 2-3 ore al giorno in ufficio, faceva di tutto (con terzi) da cartomanzia a intermediazione immobiliare. Ciò disturbava il resto del gruppo. Scattarono immediatamente il senso di appartenenza, l'orgoglio dell'ufficio, il capitale sociale che si era costruito lavorando insieme: la messa a punto di un dossier per provare quanto avveniva. Naturalmente quando l'individuo si accorse della trappola, arrivarono certificati medici "a go go". Una denuncia alla Procura comportò l'allontanamento della persona dalla Pa e mise nei guai un troppo leggero medico di base. In ambedue i casi, ci fu una certa dose di fatica. È l'onere della dirigenza.

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Giuseppe Pennisi

20/05/2008










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