È di tutta
evidenza che il problema meridionale è ben più vasto e si
intreccia con la storia politica di quelle terre, peraltro
devastate da brutali organizzazioni criminali come la mafia
o la camorra. Ma è altrettanto evidente che le ricette sin
qui proposte non hanno portato alla soluzione del problema.
La Dc ha funzionato da camera di compensazione di molte
tensioni nel Sud d'Italia per oltre 40 anni. Dal '94 in poi
è stata sostituita da equilibri politici spesso orientati a
sinistra. Sono equilibri che poco di buono hanno portato,
finendo per costare una montagna di quattrini al
contribuente.
Campania e Calabria sono regioni nelle
quali (con qualche eccezione, penso alla città di Salerno
ad esempio) i più elementari principi di legalità sono
morti e sepolti. Nessuna persona di accettabile livello di
onestà intellettuale può affermare che in queste realtà lo
Stato, le amministrazioni locali, le forze dell'ordine e
tutte le altre istituzioni si comportano con i cittadini
come a Varese o a Livorno. È indiscutibilmente vero che
l'Italia è diventata una nazione in cui le regole si
applicano in modo diverso a seconda della latitudine in cui
ci si trova. Anche Puglia e Sicilia presentano criticità
diffuse, visibili ad occhio nudo semplicemente girando per
le strade. Questa è la vera emergenza nazionale, questa è
l'assoluta priorità che una classe dirigente responsabile,
che voglia dirsi tale, deve porre in cima all'agenda
politica e di governo.
Occorre un scatto d'orgoglio,
cui sono chiamati i protagonisti dell'Italia di oggi che
hanno a cuore l'Italia di domani. Penso ad esempio a donne
e uomini per la prima volta al governo, come i ministri
Alfano, Carfagna e Fitto. Sono eletti al Sud, di cui
conoscono problemi e speranze. Sono giovani, preparati e
volonterosi. Facciano uno sforzo, imponendo nell'agenda
politica nazionale questi temi. Ben sapendo, sia chiaro,
che essi non possono essere affrontati soltanto dalla
politica né, men che meno, dal solo governo. Ci vuole uno
sforzo ben più vasto, che metta al servizio di questa
battaglia di sopravvivenza le migliori energie in tutti i
settori. Comprendendo poi che la gravità del problema non è
più affrontabile con mezzi ordinari, ma che debbono esserne
approntati di straordinari e duraturi. Infine avendo ben
chiaro che un'intera classe dirigente locale va spazzata
via, anche a costo di lasciare sul campo qualche persona
per bene. Ci sono consigli regionali (Campania e Calabria)
di cui nessun eletto andrebbe ricandidato. Lo stesso
dovrebbe accadere per molti comuni (Napoli in testa) e
diverse province. Il «bassolinsmo» deve finire al più
presto, per fare spazio a nuove persone e diversi
obiettivi. Non c'è tempo da perdere.
Roberto Arditti
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19/05/2008