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Sisma in Cina, l'Italia c'è

 Appena si entra a Mianyang, una delle città della regione del Sichuan più colpite dal devastante terremoto di lunedì scorso, si sente un odore che Fabio Grossi, uno dei tecnici arrivati ieri con gli aiuti italiani, definisce «inconfondibile».

Cina «È l'odore - spiega - della morte e dei disinfettanti».
A Mianyang il sisma ha raso al suolo interi quartieri ma le infrastrutture della città, che ha quasi quattro milioni di abitanti e nella quale le vittime accertate sono state più di 11.000, quasi un terzo dell'ultimo bilancio diffuso oggi di 32.477 morti accertati, sono rimaste sostanzialmente intatte.
Il quartier generale dei soccorsi stabilito a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, dove sono morte il 90 per cento delle vittime accertate del sisma - la cui magnitudo è stata rivista oggi al rialzo dall'Ufficio sismologico cinese, 8 gradi Richter contro i 7,8 gradi finora dichiarati - ha scelto Mianyang per ospitare migliaia di sfollati dalle zone dell'epicentro, dove intere città sono state cancellate dalla faccia della terra. Sono circa 20.000, per ora. In maggioranza vivono in sistemazioni di fortuna - grossi tendoni di plastica rossi, bianchi e blu forniti dalla Croce Rossa Cinese - dentro e intorno allo stadio della città. Le tende inviate dalla Protezione Civile italiana sono state portate nel cortile della scuola Gaoxingqu Shiyan, dove normalmente 1.800 ragazzi frequentano le scuole medie e il liceo, e che ora vede accampati alla meglio circa 2.000 sfollati. L'edificio è rimasto miracolosamente intatto a differenza di molte altre che si sono sbriciolate. Al punto che oggi alcuni internauti cinesi hanno diffuso sul web la lista delle scuole crollate lanciando appelli perchè vengano messi sotto inchiesta quanti le hanno progettate e realizzate.
Il bilancio delle vittime del disastro continuerà presumibilmente ad aumentare nei prossimi giorni dato che i feriti sono circa 220.000, alcuni dei quali gravi e le speranze di trovare altre persone vive sotto le macerie è ridotta al lumicino, anche se gli ottimisti ricordano che nel 1990, nelle Filippine, una persona ha resistito due settimane.
L'emergenza è ora quella dei milioni di persone rimaste senza casa, di interi paesi o quartieri spariti sotto la furia del terremoto. Si è parlato di cinque milioni di bisognosi ma, avvertono i funzionari locali, potrebbero essere molti di più.
Il governo ha indetto tre giorni di lutto, a partire da domani, durante i quali si fermerà anche la staffetta della fiaccola olimpica.
I primi due invii di aiuti italiani sono arrivati ieri all'aeroporto di Chengdu, che sta diventando il principale centro di smistamento, accolte dall'Ambasciatore Riccardo Sessa, che ha firmato l'atto di donazione al governo del Sichuan.

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19/05/2008










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