Soprattutto una
burocrazia miscelata con una cultura marxista alla Pol Pot
(il sanguinario dittatore cambogiano) che considera i
bambini non figli dei propri genitori, ma cose dello Stato.
La bambina di nove anni e il fratello di 13 vengono
strappati al papà e alla mamma e spediti in due istituti.
Qualcuno si è chiesto quale dramma, quanto dolore, quanta
angoscia hanno fatto irruzione in quella casa?
Quale
trauma hanno dovuto sopportare i due piccoli? E quanta
paura resterà dentro di loro anche negli anni che verranno?
Tutto questo per uno scherzo. Sì, uno scherzo, perché il
disegno incriminato era opera di un'altra bambina, che ha
confessato quasi subito. Insomma la vicenda, pur
drammatica, poteva concludersi in pochi giorni. Già, ma
dove la mettiamo la burocrazia: le carte da trasportare da
un ufficio a un altro, i fine settimana, i ponti, le ferie.
La procedura che deve avere il suo iter. Per scrivere una
sentenza un giudice siciliano ci ha messo nove anni così
alcuni pericolosi criminali sono tornati in libertà.
In
questo caso passano i giorni, le settimane. Due bambini e
due adulti vivono tra angoscia e speranza. Per loro è un
incubo, per gli altri c'è un iter da portare a termine.
Persone trattate come oggetti, senza cuore. Così
trascorrono 62 giorni prima che la bambina possa far
ritorno a casa. Per il tredicenne c'è un ultimo intralcio
burocratico, deve aspettare ancora in istituto. Proprio
questa vicenda umana vorremmo segnalare al nuovo governo.
Perché per cambiare il nostro paese dobbiamo partire dai
piccoli casi. Da quelli che possono toccare ognuno di noi
quando Stato, con la sua burocrazia, diventa un nemico. Un
ostacolo. Ricostruire il rapporto tra lo Stato e il
cittadino è una delle riforme che Berlusconi deve mettere
all'ordine del giorno. Non basterà un atto, una legge. È un
percorso, lungo e difficile ma necessario. È una battaglia
di libertà. Mandiamo a casa quella burocrazia statalista
nemica dei cittadini.
Vai alla homepage
18/05/2008