Se il
palazzo si fa più moderato, più modesto, forse può far più
spazio alla società, ai corpi intermedi, ai gruppi, alle
associazioni, alle famiglie. Se lo Stato dimagrisce,
ingrassa la libertà. E infatti, ora che il governo è fatto
si può dire, un po' provocatoriamente, che non c'è da
sperare nella politica. Non perché, come disse l'Unità, i
ministri siano di basso profilo (certa sinistra sentenzia
che questo governo governa male prima ancora che si formi).
Non perché, come pensano molti, i partiti sono solo
mimetizzati, ma ciascuno continua pensare per sé. Non
perché i cattolici al potere sono ridotti al lumicino (sarà
anche vero, ma vedi un po' che cosa ha combinato il plotone
di cattolici "adulti" nell'ultimo governo). E neppure per
cinismo o per quel pessimismo canagliesco che è alibi per
continuare a farsi i fatti propri, magari sporchi.
Piuttosto, perché una parola di speranza per l'uomo, in
qualunque condizione economica, sociale, personale si
trovi, può venire da tutt'altro, e non è qui il caso di
approfondire, ma certo non dalla politica. Invece, in
questa Europa malata, che non sa più leggere la sua storia,
siamo ancora prigionieri dell'inganno giacobino, che ha
trovato nell'ideologia marxista la sua più sistematica
applicazione. Cambiare le strutture per cambiare l'uomo.
Puntare tutto sulla lotta politica. Ieri il nemico era il
plusvalore, tecnicismo economico con il quale si
individuava il male del sistema capitalistico. Oggi si può
chiamare sistema paese, o riforma elettorale, persino
federalismo. Eppure, tutti i grandi progressi della storia
sono nati da un cambiamento della mente e degli affetti di
ciascuna singola persona, secondo un metodo che sarà anche
lento e snervante per l'impazienza dell'uomo moderno, ma è
l'unico che cambia davvero: il contagio, l'imitazione del
bene, la superiorità che il vero, il giusto e il bello nel
tempo dimostrano sulla menzogna, sul disordine, sulla
violenza. Come si fa a non capire che non è solo costruendo
carceri che si sconfigge la criminalità, o che non è
riformando la pubblica amministrazione che si ridà il gusto
del lavoro, o che non sono i consultori a risvegliare il
senso della maternità alle donne? Naturalmente, quelle son
tutte cose da fare, bene e presto. Ma il vero problema,
come ripete sempre il Papa, è l'educazione. Se non si
ricostruisce la persona, se non si risvegliano le
dimensioni più profonde e vere dell'uomo, il migliore degli
stati possibili resta uno scheletro vuoto. Che la politica
dunque faccia il suo dovere, ma stia al suo posto. Non
abbiamo bisogno di politici che, come disse Prodi prima di
insediarsi, ci organizzino un po' di felicità.
Vai alla homepage
18/05/2008