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L'EDITORIALE

Diventare un paese normale

Sì, se po fà, stavolta davvero si può fare. Che cosa? Realizzare il vecchio sogno di dalemiana memoria, anche se a D'Alema, quel sogno, oggi piace meno: diventare un paese "normale".

Un paese dove l'avversario non è il nemico, chi la pensa in modo diverso non è più l'Altro da noi, da ghettizzare, disprezzare, eliminare dalla scena. La politica italiana sembra voler finalmente uscire dai veleni autoreferenziali e guardare nuovamente alla realtà. Che non è allegra. In una parola, anche se è una parola abusata, è il dialogo il segno distintivo di questi primi passi della nuova legislatura. Berlusconi non ha solo intascato una fiducia che sia alla Camera che al Senato era matematicamente scontata. Ha strappato applausi a banchi del Parlamento che fin dalla sua discesa in campo, nel 1994, lo hanno visto solo come un fastidioso homo novus della politica, che l'hanno contestato a priori ancor prima che sulle cose concrete. Berlusconi apre all'opposizione e l'opposizione apre a Berlusconi, anche se lungo questa geometria, Veltroni acuisce l'opposizione interna al suo partito. D'Alema, quello del paese normale, vorrebbe la rissa, perché così è troppo lontano dalla leadership nel Pd. Eppure, la sensazione che c'era all'inizio dell'anno e nella prima fase della campagna elettorale, viene confermata: c'è un clima nuovo, il paese ha bisogno di misure urgenti e rigorose, ha bisogno di riforme e di serietà.
Una maggioranza, per quanto netta, non può fare tutto questo da sola, sul piano squisitamente istituzionale ma anche simbolico. C'è chi dice che si tratti solo di furberia, per far digerire i sacrifici agli italiani, quelli di cui parla ormai esplicitamente il Cavaliere, meglio dividere, se non condividere, responsabilità e colpe.

A ben guardare, però, c'è una attenzione reale: viene riconosciuto una sorta di statuto dell'opposizione, viene accolto con favore quel governo ombra che ha il compito di fare da guardiano democratico verso chi ha l'onere di guidare il Paese. Per quanto riguarda il campo di spartizione immediata dei nuovi governi, la televisione pubblica, si usano toni, si fanno valutazioni che non fanno pensare al consueto spoil system all'italiana, prendo tutto io e ti lascio la tua riserva indiana.
Anche in tema di sicurezza, la vera ossessione dei cittadini in questo momento, quella che ha fatto perdere Roma alla sinistra, i proclami duri dell'inizio, i cinque punti cardine annunciati da Roberto Maroni, i commissari straordinari per i rom, appagano la fame immediata, populista della Lega, ma trovano poi un Berlusconi pronto a frenare, a mediare, a trovare soluzioni ragionate e condivise anche sul piano culturale.
Certo, c'è il rilancio del ministro La Russa, l'esercito per le strade, la materializzazione di un'emergenza nel paese. Però l'inizio del Berlusconi IV, lo ripetiamo, è all'insegna della rivoluzione meno rumorosa: ridare alla nostra democrazia la serenità e la maturità che la possano far uscire dalla sua litigiosità inutile e suicida.

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Claudio Brachino

16/05/2008










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