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Negli ultimi mesi si sta parlando e ...

Negli ultimi mesi si sta parlando e scrivendo molto sulla cosiddetta "emergenza rifiuti". I mass media hanno dato giustamente molto risalto a un problema che è di tutti e che rischia di esplodere, a medio termine, su scala nazionale e internazionale.

Napoli per ora è solo un esempio, ma, continuando di questo passo nella nostra società iperconsumista, si rischia davvero che l'emergenza diventi diffusa. Dire, quindi, che il problema riguarda anche l'Abruzzo equivale a dire una cosa ovvia, cosa fare? L'unico modo per arginare il fenomeno è quello di aumentare la percentuale dello smaltimento rifiuti e della raccolta differenziata nei nostri centri, a partire dalle nostre case. Abbiamo provato a raccogliere qualche informazione. Purtroppo, se si vanno ad esaminare attentamente i dati notiamo che la differenziata non è il nostro forte. I numeri parlano chiaro: in Abruzzo i "comuni ricicloni", cioè quelli che hanno raggiunto la soglia del 40% di raccolta differenziata, sono pochi (solo 20 su 305) e tra questi non figura nessun capoluogo di provincia! Teramo, il capoluogo più riciclone, occupava (dati 2006) la 76esima posizione in assoluto con il 17,13% di raccolta differenziata.
Avezzano, cittadina ormai in costante crescita, ha raggiunto ultimamente il 10% di raccolta differenziata, poco in assoluto ma abbastanza se solo si tiene presente che i raccoglitori sono stati distribuiti alla popolazione soltanto pochi mesi fa; L'Aquila svolge l'11,30% di raccolta differenziata mentre Pescara è ferma al 8,82% occupando la 170esima posizione in assoluto. Una nota positiva la danno paesi come Sant'Egidio alla Vibrata attualmente al 74,40% di differenziata e piccoli centri come Torano Nuovo, Tocco Da Casauria e Fara San Martino.
I motivi principali alla base di questi dati ancora abbastanza deludenti non sono molti; i cittadini a causa di pigrizia e abitudini radicate non considerano fondamentale dare il proprio contributo, o meglio, lo considerano importante, ma spesso non lo danno. Ed è proprio per questo che ad esempio la scuola deve istruire i ragazzi ad avere rispetto per l'ambiente e comportamenti più responsabili, affinché i problemi possano essere risolti non solo al presente, ma sempre di più e meglio in futuro. Diffondere una coscienza civile più solida su problemi come questi, che potrebbero diventare davvero drammatici, è assolutamente necessario.
Ed è, infine, anche opportuno per dare agli altri Paesi una migliore immagine dell'Italia.
Daniele Letta

Edoardo Martorelli

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16/05/2008










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