[...] con materassi vecchi e stracci si arrabbattavano nella Torre antica al Circo Massimo e ancora le migliaia di persone, si stima oltre 7 mila, che si accampano nei parchi, lungo i fiumi o nelle fratte di ogni angolo verde e abbastanza «discreto» da non farsi notare almeno per un po' di tempo. I dati in possesso delle forze dell'ordine parlano di 60 campi irregolari e di 20 regolari, questi ultimi censiti e in parte assistiti dal Campidoglio stesso.
Dati che cambiano dalla notte al giorno perché, nonostante gli sforzi messi in campo negli ultimi mesi, non si riesce ad avere un controllo effettivo dell'immenso territorio capitolino. Per ogni sgombero ci sono altre micro baraccopoli che si formano, impedendo di fatto la continuità della prevenzione da una parte e della repressione dall'altra.
Guardando la mappa di Roma si comprende subito che non c'è quartiere immune da insediamenti abusivi. La differenza piuttosto sta tutta nelle dimensioni. Se nei sottopassi di via Campania, a cinquanta metri da via Veneto, si accampano disgraziati e senzatetto, sulla Cassia nascono vere e proprie baraccopoli, così come sulla Casilina, la Tuscolana, lungo la Magliana, sulla Salaria.
Tra i quadranti più colpiti c'è quello a Est dove tra le borgate appena «promosse» a periferie, nelle aree ancora incolte e nascoste ai passanti, sorgono, appunto, le città nelle città. Prima solo qualche piccola baracca poi via via l'insediamento si fa più grande. Il problema non è soltanto trovare sempre nuove forme di integrazione dei campi nomadi ormai decennali, censiti, regolari e controllati, come Tor de' Cenci, la Barbuta o Casilino 900, piuttosto con le microrealtà che si insediano ovunque. E con queste arriva degrado e microcriminalità, dovuti al disagio per il quale una persona si ritrova a vivere in condizioni al limite della dignità umana. È il caso, ad esempio, dei disabili romeni vittime del racket che vivevano nella «baracchina» proprio nel mezzo del parco di Monte Mario, o dei clandestini che avevano occupato il parco degli Acquedotti a Cinecittà.
Ancora, la Salaria, già martoriata dalla prostituzione, ospita in certi punti «baracchine», utilizzate a volte da prostitute e clienti, così come la Palmiro Togliatti.
Falliti al momento i tentativi di risolvere il fenomeno come la presenza dei poliziotti romeni, venuti a Roma proprio per identificare e coadiuvare la polizia nel riconoscere e rimpatriare i delinquenti. E gli sgomberi effettuati sinora se hanno portato la tranquillità in alcuni quartieri, l'hanno tolta ad altri.
È il caso del parco degli Acquedotti a Cinecittà, dove almeno 300 balordi vivevano in baracche venute su come niente e ben coperte dagli archi degli antichi acquedotti romani. La loro presenza è stata avvertita dall'aumento di furti e dal bivacco serale nel parco stesso. Lo sgombero è avvenuto in poche ore. Peccato che quelle stesse persone si siano trasferite poco più in là, tra lo Statuario e Capannelle, replicando furti e bivacchi che tolgono sonno e tranquillità ai residenti.
La storia si ripete all'infinito. Dalla stazione Nuovo Salario a Ponte Salario. Da Saxa Rubra alla Cassia. A uno sgombero segue sempre un altro insediamento. I disgraziati approfittano magari per ottenere quell'assistenza sociale altrimenti difficile da ottenere, i delinquenti trovano invece sempre il modo di occupare un altro posto e mantenere così l'anonimato.
Sulle baraccopoli abusive aleggia infatti il sospetto che spesso dietro un posto in una baracca non ci sia soltanto disperazione o clandestinità ma anche un racket di posti letto pagati anche fino a 500 euro. Cifre che servono non solo per dormire ma anche per restare «invisibili». E la maggior parte riesce a rimanere tale anche per anni.
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Susanna Novelli
14/05/2008