Da un lato,
quindi, non si può seguire il modello Usa dove la
finanziaria e legge di bilancio non sono frutto di un
documento d'indirizzo della Casa Bianca ma emergono dal
Congresso (la prima bozza è redatta dalla Commissione
Finanze e Tesoro della Camera) e il Presidente ha il potere
di accettarla o respingerla in blocco (ma deve accettarla
se, in seconda lettura, la legge ha due terzi del voto del
Congresso).
Da un altro, la tempistica deve restare in
linea con quella di ddl analoghi di Francia, Germania,
Spagna, Portogallo, Austria e Benelux (come si orchestrò
alla fine degli Anni 80; si veda Giuliano Amato "Due Anni
al Tesoro", Il Mulino 1990) altrimenti la politica
economica europea andrebbe a gambe all'aria.
Dall'esperienza Usa si può, però, mutuare la "non
emendabilità" del ddl (tranne che non a maggioranza
qualificata, ossia le Camere potrebbero accettare o
respingere in blocco la proposta del Governo e apportare
emendamenti a maggioranza dei due terzi).
Si deve
tornare a una finanziaria che operi unicamente sui saldi di
bilancio in funzione degli obiettivi di politica economica
(descritte nel volume di Giuliano Amato e ribadite di
recente da Franco Reviglio in "Per restare in Europa", Utet
2006). Ciò eviterebbe leggi "omnibus", "assalti alla
diligenza", scambi di favori clientelari e la
concentrazione dei lavori parlamentari nella sessione di
bilancio. Ne guadagnerebbe l'attenzione ai nodi
fondamentali della politica economica. Ciò comporta anche
una modifica della tempistica e dei contenuti dei documenti
di politica economica. Oggi sono tre, Dpef (Documento di
programmazione economica e finanziaria), Rpp (Relazione
previsionale e programmatica), e Rge (Relazione generale
sull'economia del Paese); vengono pubblicati in tempi
differenti (il primo in estate, il secondo in autunno, il
terzo in primavera). Ne basterebbe uno solo (come in
Francia, Germania, Spagna, Austria e Benelux), poche
settimane prima della finanziaria. Dovrebbe tornare a
essere snello (eliminando gli abbellimenti e i riquadri
"accademikish" apportati nel 1996) al fine di permettere un
efficace dibattito parlamentare sulle scelte del Paese. Per
fare sì che tali scelte siano informate non sarebbe male se
venisse integrato da documenti di lavoro su singoli temi
quali quelli elaborati in Francia nel "programme de
rationalitation des choix budgetaires" e nel definiti da
Matthew Adler e Eric Posner in "New Foundations of Cost
Benefit Analysis" (Harvard University Press, 2007).
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12/05/2008