Ecco un gustoso itinerario — da programmare da maggio a
luglio — all'interno del Lazio finalizzato ad assaporare le
rosse «drupe», quei frutti dai sapori così diversi ma
tutti, inevitabilmente, coinvolgenti tanto da far dire che
«una tira l'altra»... Non c'è che l'imbarazzo della scelta:
farsi conquistare da una ciliegia dolce, dalla polpa tenera
o duracea proveniente dal Prunus avium, oppure lasciarsi
ammaliare da quel tocco di amarostico delle amarene e delle
visciole prodotte dal Prunus cerasus, molto spesso
utilizzate per la preparazione di sciroppi, marmellate e
liquori.
Originario dell'Asia occidentale, il ciliegio
si è diffuso in Egitto intorno al VII secolo a.c.; in
Italia a parlare in particolare del suo innesto è Marco
Terenzio Varrone nel De re rustica mentre, ma qui siano
nella leggenda, Lucullo avrebbe scelto in Cappadocia, i
frutti migliori da portare in territorio italico. Plinio il
Vecchio, scrittore, naturalista e storico latino, nel suo
Naturalis historia (pubblicata nell'anno 77 d.C.) ne
descrive ben dieci varietà. La ciliegia è citata anche
nella Bibbia nella quale il colore rosso intenso viene
paragonato al sangue di Cristo mentre nella ricorrente
iconografia cristiana rappresenterebbe il frutto del
Paradiso in antitesi con la mela, causa del Peccato
originale. Va detto, però, che le ciliege dovevano far
parte dell'alimentazione umana da tempi ben più remoti,
come dimostrato dal ritrovamento di noccioli in occasione
di alcuni scavi di siti nell'area prealpina risalenti al
Neolitico. Dal Rinascimento in poi le ciliegie diventano
protagoniste della tavola e, da allora ad oggi, il loro
successo non ha conosciuto tramonto.
Ci sono alcuni
accorgimenti che il consumatore attento deve tener presente
nell'acquisto di questi frutti. Dopo aver determinato la
varietà che si preferisce, si deve osservare con attenzione
la buccia che non deve presentare macchie, fessure o
screpolature, il colore deve essere brillante ed uniforme
ed il picciolo verde vivo ed intenso; una volta acquistate,
se si riesce a non consumarle tutte e subito, è meglio
conservarle — mai in un sacchetto di plastica — in
frigorifero al fine di mantenerne sapore e contenuto in
vitamine.
Le ciliegie sono molto apprezzate, per forma,
aspetto e sapore, da grandi e piccini ai quali, però, è
bene darne con moderazione e non prima dei due anni sia
perché possono causare disturbi digestivi sia per il
pericolo di ingoiare o masticare il nocciolo: contiene
acido cianidrico, sostanza tossica per l'organismo. Bella e
buona non solo per il palato ma anche per il nostro
benessere, la ciliegia possiede numerose proprietà: è ricca
di flavonoidi utili contro i radicali liberi, è indicata
nella cura di artriti, arteriosclerosi, disturbi renali e
gotta. La rossa drupa contiene una buona quantità di fibre,
potassio, calcio, fosforo, vitamine A e C, zuccheri, mentre
è priva di grassi, povera in proteine e fornisce un
moderato apporto calorico (38 calorie ogni 100 grammi)
ideale nelle diete. Ha inoltre effetti diuretici,
disintossicanti, blandamente analgesici, dissetanti e
favorisce l'abbronzatura. Anche per la cosmesi la ciliegia
riveste un ruolo importante: la sua polpa si utilizza come
rinfrescante ed astringente per le pelli irritate e dai
capillari dilatati.
Infine, secondo una ricerca della
Michigan State University, la ciliegia avrebbe proprietà
simili all'aspirina. Lo studio evidenzia come una dieta
ricca di ciliegie e suoi derivati sia in grado di ridurre
sensibilmente il rischio di attacchi di cuore e delle
malattie vascolari in genere. Sono utili anche i piccioli:
grazie al loro contenuto in tannino ed in sali di potassio
possono essere impiegati per preparare un decotto per la
pelle screpolata.
Ricordiamo, infine, che secondo le
tradizioni popolari se si desidera che un vigneto produca
buon vino è necessario piantare all'interno di esso un
ciliegio.
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11/05/2008