Già una volta, lo scorso anno, l'Hezbollah paralizzò Beirut
con i suoi armati a sostegno delle proprie richieste e solo
la mediazione dei Paesi arabi impedì la ripresa della
guerra civile. Adesso, lo sceicco Nasrallah ha scatenato
nuovamente i suoi uomini per reazione a un ordine del
governo di smantellare la rete di telecomunicazioni segrete
del movimento. Nel giro di 48 ore, le milizie sciite hanno
bloccato il porto, l'aeroporto e le principali strade,
chiuso la Tv filogovernativa, occupato diversi uffici
statali e assunto il completo controllo di Beirut-est.
Giovedì l'esercito non ha mosso un dito per evitare il
caos, adesso sembra che si muova. Il governo ha accusato
Hezbollah di tentare un colpo di Stato, contro la
costituzione e le risoluzioni dell'Onu e con l'obbiettivo
di ritornare all'occupazione siriana, ma, constatato di non
avere i mezzi per imporre la sua decisione, sembra anche
pronto a fare una parziale marcia indietro. Tuttavia, non è
affatto sicuro che Nasrallah sia disposto a compromessi.
Se, come temono le diplomazie occidentali, si è mosso
su input di Teheran, che ha interesse a mantenere sempre
alta la tensione nella regione, egli potrebbe anche tentare
un'operazione come quella di Hamas, l'altro alleato
dell'Iran, che ha strappato con la violenza di al Fatah il
controllo di Gaza. Fino adesso l'Unifil, la forza di Caschi
blu al comando dell'Italia che presidia la fascia di
confine tra Libano e Israele non è stata coinvolta nella
bagarre. Gli israeliani l'hanno accusata di recente di non
avere assolto il mandato affidatole dalla risoluzione 1701
e di avere chiuso colpevolmente un occhio sul riarmo di
Hezbollah a sud del fiume Litani. Il generale Graziano
(foto) ha respinto le accuse, ma l'accenno di Berlusconi
alla opportunità di rivedere le regole d'ingaggio del
contingente lascia intendere che qualcosa non funziona: e
se Nasrallah tentasse davvero la spallata, sovvertendo gli
equilibri politici del Paese, difficilmente l'Unifil
potrebbe stare a guardare. I Paesi arabi, che hanno
convocato una riunione di emergenza, sembrano ancora una
volta pronti a intervenire e anche Stati Uniti e Ue sono in
stato di allerta, ma sono in difficoltà: l'unico obbiettivo
realistico sembra quello di spegnere temporaneamente la
miccia. Ma, con le fazioni filoccidentali sempre più deboli
ed Hezbollah sempre più forte, non sarebbe certo una
soluzione definitiva.
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10/05/2008