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L'EDITORIALE

Intellettuali di sinistra e Israele

A Torino è accaduto qualcosa di più grave delle bandiere di Israele bruciate, di parole scomposte di una sinistra estrema che - almeno - si è dilaniata al suo interno (ottimo Bertinotti). A

Israele  Torino è emerso un fatto tragico: l'antisemitismo più becero ha trovato il suo mentore in un brillante filosofo della sinistra: Gianni Vattimo. La sua orrida affermazione "non ho mai creduto alla menzogna dei Protocolli, ma ora comincio a ricredermi", dimostra che Giorgio Napolitano ha ragione quando ricorda che non vi può essere antisionismo senza antisemitismo. Uno dei cervelli più brillanti della sinistra ha dunque deciso di dare legittimità, credibilità, forza all'ossessione dell'ebreo complottatore. Chi pensava che l'antisemitismo fosse solo della destra nazifascista, chi ha fatto finta per 50 anni di non sapere che Stalin perseguitava e uccideva gli ebrei e che solo la sua morte salvò gli ebrei russi da un Pogrom nel 1953 ha materia per riflettere sulla storia del comunismo. Quello vero. L'antisemitismo non è un delirio hitleriano, ma è dentro la storia, la nostra storia.
A Torino, purtroppo, è accaduto anche altro. Abbiamo ammirato in Giorgio Napolitano un eccellente, fermo difensore di Israele e di valori alti. L'abbiamo sentito dire: "non si dialoga con chi non riconosce il diritto di Israele ad esistere" (e a D'Alema sono fischiate le orecchie). Ma non abbiamo assistito a quella mobilitazione della cultura italiana a fianco di Israele e di Napolitano che era indispensabile. Intellettuali italiani svegliatevi. Vattimo vi spiega perché.

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Carlo Panella

09/05/2008










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