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Le primarie Usa, vigilia di compromessi

È Barack Obama il "presumptive nominee", il candidato in pectore, del Partito Democratico per la Casa Bianca.

Primarie in Mississippi La vittoria di Obama nelle primarie nel North Carolina è netta, quella di Hillary nell'Indiana è debole. I risultati delle due primarie più importanti hanno fornito a Obama nuovi argomenti per persuadere i leader democratici ad appoggiarlo. Gli 800 maggiorenti, i superdelegati, saranno decisivi per l'indicazione della Convention. Le opzioni di Hillary Clinton sono in discesa. Il Wall Street Journal scrive: «Il cemento si è già consolidato sulla bara di Clinton» ma, si sa, la stampa americana ama i titoli forti. La vittoria nel North Carolina ha dimostrato che Obama ha saputo reagire con intelligenza alle polemiche razziali che lo hanno particolarmente coinvolto nel corso delle ultime settimane, a causa dei suoi stretti rapporti con il controverso Pastore Jeremiah Wright. Wright è particolarmente inviso per le sue ingiurie contro gli" Usa al color bianco": "Dio maledica l'America!", e contro il supposto potere di lobby "sioniste". Il North Carolina, dove il voto bianco e di colore, operaio e impiegatizio, è sostanzialmente equilibrato, ha creduto a Obama - che non ha negato la sua vecchia consuetudine di rapporti con Wright, ma l'ha relegata in un lontano passato, ricollocando il Pastore dalla maledizione facile nel campo degli stupidi. Nel gioco delle verità e delle bugie, della menzogna e dell'arte della retorica, queste elezioni primarie hanno sostanzialmente offerto di Hillary Clinton un'immagine di politico certamente abile ma, a differenza del suo rivale, piuttosto incline a mentire. Peccato non veniale per gli Usa. Il guaio di queste elezioni primarie senza fine è che i due contendenti si sono sbranati, senza esclusione di colpi, suscitando divisioni profonde all'interno del Partito Democratico.
Il Partito Democratico americano è sicuramente un partito contenitore di varie esigenze progressiste che si esprimono nella complessa società statunitense, attraverso movimenti civili, sindacali, religiosi, culturali, di razza. Oggi i sondaggi tra i votanti dei due rispettivi candidati offrono uno scenario perverso: l'elettorato bianco, dei colletti blu, degli operatori economici e finanziari, che ha appoggiato in maggioranza la Clinton, dichiara al 35% dei casi di preferire un voto al candidato repubblicano piuttosto che per Obama. La stessa percentuale degli elettori di Obama esprime la propria volontà di non votare per la Clinton. I due candidati non hanno saputo esprimere un progetto politico coinvolgente.
Appare, quindi, più facile, al momento, che John McCain vinca le elezioni presidenziali. Eppure, proprio la dicotomia tra le due anime del partito democratico, potrebbe permettere, grazie al sistema elettorale, un'importante vittoria dei Democratici al Senato e alla Camera dei Rappresentanti, consegnando al mondo intero un messaggio di compromesso permanente.

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Giuseppe Scanni

08/05/2008










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