Uno storico e inedito passaggio di consegne tra due capi di Stato, come non era successo nel 2000 con Boris Ielstin, dimessosi da tre mesi quando Putin fu eletto, e nel 2004, quando Putin succedette a se stesso. Ma la coreografia di coppia suggella simbolicamente anche l'inaugurazione di una diarchia, con la candidatura di Putin premier proposta da Medvedev solo due ore dopo il giuramento. Una «tandemocrazia», come l'hanno battezzata i media russi, che si riflette nell'emblema statale dell'aquila bicefala ma che solleva molti interrogativi sulla futura convivenza tra Cremlino e «Casa Bianca», come a Mosca chiamano la sede del governo.
Un primo banco di prova dei rapporti di forza saranno le nomine del capo dei servizi segreti (Fsb) e ai vertici dell'amministrazione presidenziale.
L'ultimo e il primo giorno da presidente comincia in una mattinata grigia e gelida, con la preparazione dei rispettivi cortei d'auto pronti a sfrecciare lungo un Kutozovski Prospekt blindato da centinaia di agenti in divisa e in borghese.
Prima è arrivato Putin, entrando da torre Borovitskaia, poi a mezzogiorno, a bordo di una Mercedes scortata da undici motociclisti, Medvedev, al quale è stato riservato l'onore di varcare la torre Spasskaia. Dopo il giuramento sulla costituzione nella fastosa sala di Sant'Andrea, un Medvedev altrettanto emozionato ma radioso ha promesso come suoi «obiettivi prioritari l'ulteriore sviluppo delle libertà civili ed economiche e la creazione di nuove grandi opportunità per l'auto-realizzazione dei cittadini, cittadini liberi e responsabili sia del loro successo personale che della prosperità del Paese».
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08/05/2008