Sull'affaire redditi on line non so che pensare. Se l'ha fatto apposta è una vera carognata. Se l'ha fatto in buona fede è forse peggio. C'è un limite all'incapacità. Da oggi è reato spulciare nelle liste dei contribuenti italiani. L'ha stabilito il garante della privacy. Ora, visto che questa istituzione ci costa parecchio (a proposito quanto ha dichiarato nel 2005?) mi domando: ma se doveva controllare dov'era fino a ieri? Il consesso degli esperti dell'autorità ci ha messo una settimana per capire e prendere una decisione. Nel frattempo metà degli italiani sa quello che guadagna l'altra metà, pare che coi programmi Emule anche un ragazzino abituato a scaricare musica e film abbia fatto dono a mamma e papà degli elenchi di tutta Italia. Mettiamola così: tutti sanno che la moglie di Cesare lo tradisce, però da oggi è reato anche il solo pensarlo. Un bel match fra giganti della pubblica amministrazione, non si sa chi sia il più furbo. Di Visco s'è detto, d'accordo, anzi ora fa pure un po' pena. Ma il professor Prodi non ha proprio nulla da dire? Il governo da lui presieduto non doveva chiedere prima, anche con una telefonata, al più una mail: «Scusi garante, si può fare?». Adesso la Procura di Roma ha aperto un fascicolo e indaga. Finirà, anche questo faldone, nelle tante, inutili e costose carte delle inchieste senza fine. C'è da ridere, purtroppo.
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Andrea Pamparana
07/05/2008