E - cosa ancor più grave per il «principe» della cardiochirurgia pediatrica italiana - per detenzione di materiale pedopornografico.
Ieri mattina, prima che potesse raggiungere l'ospedale «Civico» di Palermo, dove da alcuni anni dirige la Divisione di Cardiochirurgia pediatrica, la polizia ha notificato a Marcelletti il provvedimento del gip di Palermo, Pasqua Seminara, che lo interrogherà domani alle 16.
Risale all'anno scorso l'inizio dell'indagine: un input casuale - l'intimidazione subita da una donna che ha denunciato il fratello, imprenditore nel settore delle forniture sanitarie - che ha squarciato il velo su presunte irregolarità nella gestione di appalti legati al «Civico» e su una serie di reati contro la pubblica amministrazione. I magistrati avevano chiesto per Marcelletti la detenzione in carcere, istanza rigettata dal gip che ha disposto i domiciliari nel residence in cui il professionista vive.
Secondo la polizia Marcelletti non avrebbe fatturato l'attività medica svolta intramoenia al «Civico», intascando così tutto l'onorario delle visite effettuate ed evitando di dare all'azienda la percentuale che le spettava per legge. È emerso, inoltre, che il cardiochirurgo proponeva ai genitori dei piccoli pazienti, che avrebbe dovuto operare, di usufruire nella struttura pubblica del trattamento ospedaliero previsto per chi sceglie il «privato», certificando invece che l'operazione era stata eseguita al costo del servizio sanitario nazionale. Il medico avrebbe preteso in cambio del trattamento di favore dazioni di denaro per la sua associazione la Abc (Associazione per la cura del bambino cardiopatico-Onlus). Al filone investigativo condotto dalla polizia si è aggiunto quello della Guardia di Finanza che indagava a seguito di un esposto anonimo sulle forniture sanitarie e parasanitarie.
Infine, l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico, trapelata come indiscrezione e confermata in ambienti giudiziari solo nel pomeriggio di ieri. La contestazione si basa su alcuni mms ricevuti dal medico che raffigurerebbero parti femminili nude. Secondo la procura sarebbero state scattate a una minorenne di cui non si vede il volto. E i legali sostengono: «Non è possibile risalire all'età della persona ripresa».
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Marino Collacciani
07/05/2008