Il Codacons , insieme con l'Associazione Utenti Servizi Finanziari con cui è federata, ha presentato al Pm romano Franco Ionta che ha aperto una indagine per violazione delle norme penali sulla privacy, la costituzione di parte offesa. La richiesta di risarcimento di 20 miliardi di euro, spiega una nota del Codacons, «è da distribuirsi tra i 38 milioni di contribuenti italiani , 520 euro circa per ciascuno di essi». Nella istanza si chiede anche il sequestro degli elenchi da chiunque detenuti , anche attraverso l'oscuramento dei siti che ancora lo offrono in visione gratuita o a pagamento.
Ieri una copia della denuncia è stata presentata dall'associazione dei consumatori anche sulla scrivania della polizia postale e della Autorità della Privacy. Il presidente del Codacons Carlo Rienzi, afferma poi che il Consiglio di Stato con numerose pronunce ha definito esattamente ciò che è lecito e ciò che non lo è nella diffusione di denunce dei redditi. «Laddove si tratti di redditi di soggetti che in vario modo sono alimentati da danaro pubblico o comunque destinati a finalità pubbliche - ha dichiarato Rienzi - è sicuramente ammissibile l'accesso alla denuncia dei redditi e la sua pubblicazione . Ad esempio tutti i redditi degli addetti e dirigenti pubblici, compresi i componenti degli organi elettivi come Comuni, Regioni, Camera e Senato, pagati con danari dei cittadini sono accessibili a chi ne faccia richiesta».
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05/05/2008