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Propaganda in piazza
per le nuove Brigate Rosse

La campagna di primavera. Le frange estreme tornano a fare propaganda a tutto campo. Persino con banchetti e bandiere rosse nel popolare mercato di Porta Portese. Gli imputati al processo di Milano sulle nuove «Brigate Rosse partito comunista politico militare» stilano una risoluzione strategica sull'analisi del voto del 13/14 aprile.

Carc Ieri, giorno di mercato appunto, alcuni esponenti dei Carc, Comitati di appoggio alla resitenza comunista, già inquisiti come fiancheggiatori della lotta armata, hanno fatto volantinaggio tra turisti e frequentatori abituali del mercato delle pulci. Slogan che rilaciano la teoria della «borghesia repressiva» e soprattutto un appello alla mobilitazione contro «la persecuzione dei comunisti». Una nostalgia per il «Fronte popolare» e un riproporre la Resistenza attiva contro «la tendenza eversiva della borghesia» che vuole, scrivono i Carc «criminalizzare il comunismo e le organizzazioni antimperialiste, anarchiche e progressiste». Indifferenza nei passanti e qualche domanda sorpresa. Ma la ricerca di consenso sembra essere la strategia messa in atto dai nostalgici dello scontro di classe che vogliono costituire un nuovo Partito comunista sigla «nPci».


Così i «militanti comunisti per la costruzione del partito comunista politico militare», Davide Bortolato, Davanzo Alfredo, Claudio Latino e Vincenzo Sissi arrestati a seguito dell'operazione «Tramonto» a febbraio dello scorso anno, hanno redatto dal carcere un documento dal titolo quanto mai esplicativo: «Elezioni 2008: il capitalismo non si può riformare, si deve abbattere». Un documento che analizza la sconfitta della sinistra parlamentare.

 «Ma la disfatta della sinistra cosiddetta radicale crea anche il problema, alla stessa borghesia, della mancanza di controllori, di un possibile sviluppo incontrollato delle lotte e di uno spazio politico aperto che può venire occupato dalla linea della rivoluzione proletaria» Poi un attacco ai «padroni» «che accumulano ricchezza sullo sfruttamento e sul massacro dei lavoratori». E ancora: «Per tutti questi motivi è nostro pieno diritto pensare all'unica soluzione possibile: rovesciare questo sistema barbaro ed assassino». Quindi come i Carc i militanti in galera incitano alla creazione di un nuovo Partito comunista «politico-militare» che si batta per la rivoluzione proletaria.

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Maurizio Piccirilli

05/05/2008










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