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Dall'agricoltura il primato della politica. Si potrebbe ...

Dall'agricoltura il primato della politica. Si potrebbe titolare così l'epopea di Gianni Alemanno, che molti ricordano come il miglior ministro per le Politiche Agricole degli ultimi anni. Oggi è sindaco di Roma. E non tradirà le aspettative di chi lo ha eletto perché Alemanno ha dimostrato di avere una dote - ormai rara avis in politica - che è l'ascolto.

Glielo riconoscono da destra e sinistra, ma la verità è che lui ha incarnato l'essenza della politica: l'ascolto contro l'autoreferenzialità, la sussidiarietà contro il dirigismo... che molto spesso è un vizio da esperti.
Da questo punto di vista viene da scrivere una lettera aperta al nuovo ministro che nel governo che si va a formare assumerà la responsabilità dell'agricoltura.
E la prima parola che viene in mente è proprio quella dell'identità. Cinque anni fa un noto giurista scrisse che la battaglia in agricoltura sarà sulle identità. E pronosticò una vita difficile per le De.Co., le denominazioni comunali. Non si sbagliò: le hanno avversate in tutti i modi: dai burocrati agli interessi forti, quasi ci fosse un filo rosso - diciamo così - che li lega. Se poi pensiamo che le De.Co. sono una semplice delibera comunale, che di fatto non tutela nulla, non protegge, non certifica, non sono nemmeno un marchio come erroneamente si continua a scrivere. La De.Co. è solo un atto di un sindaco che dice su quali valori si identifica la sua comunità, e li censisce. E i valori a volte sono un prodotto che in un paese significa una storia, come la michetta di Dolceacqua, per citare la De.Co. che oggi viene celebrata dalla comunità di quel paese, o un piatto. Ai ministri che si sono succeduti abbiamo chiesto di dire insieme una parola chiara, per favorire la partecipazione popolare verso questa semplice operazione di marketing territoriale. Alemanno ha risposto, nel maggio del 2005, con un convegno ad Alessandria; chi è venuto dopo di lui ha tergiversato, snobbando che c'era bisogno di una politica che fosse vicina alle cose della gente, ai paesi, alla ruralità dove si radicano lavoro e identità.
La seconda urgenza è quella che va sotto il nome di kilometro zero, battaglia storica di Coldiretti, derisa dai gourmet radical chic, che temono di perdere la loro razione di aragosta. Ed è ben triste la vita del gastronomo che ha come orizzonte solo ciò che finisce dentro al suo piatto. Si può invece vivere il gusto, tenendo presente che siamo dentro a un ordine e che possiamo soltanto rovinarlo. Contro l'indifferenza, ripartiamo allora dai farmer market, dall'agricoltura viva dietro a ogni città: risparmieremo denaro ed inquinamento e ci guadagneremo sul gusto. Il ministro che sta per venire è con noi?

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04/05/2008










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