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Il voto di Roma

Non è servito credersi uomini di cultura

L'onda lunga della vittoria del centrodestra ha trascinato e mobilitato la destra e i moderati romani, infondendo quell'entusiasmo che nella politica di oggi, in cui la percentuale di votanti pare scendere costantemente, è un segreto del successo. Questo entusiasmo si è associato al desiderio di cambiamento, dopo circa 15 anni di sindaci della stessa parte; anche stavolta, il Pdl ha dimostrato di aver saputo cogliere quel desiderio di antipolitica che nasce dalla coscienza della crisi economica e strutturale del paese, dall'evidenza del degrado delle nostre città, e che si somma ad altre paure e ad altre insicurezze.

Fondamentale infine è stato il richiamo alla sicurezza. La paura di fronte a una delinquenza sempre più capillare si incrocia alla paura di un'immigrazione irregolare di massa che sembra sempre meno gestibile. La gente comune teme l'apertura indiscriminata delle frontiere, associata a un sistema legislativo che pare non riuscire a far fronte all'emergenza; i processi durano anni, i criminali escono con troppa facilità. Paure ataviche rivolte al diverso si uniscono alla legittima avversione per il degrado dei quartieri soprattutto periferici. Paure rivolte verso l'islamico.
Non pochi avranno notato come la diminuzione della percentuale votanti sembri questa volta aver favorito il Pdl. Questa considerazione nasconde un profondo rivolgimento sociale e culturale, che era in parte già emerso nel 2001 ed è riemerso ancor più forte ora. Ora, la disaffezione verso la mobilitazione politica, tipica della borghesia agiata, sembra colpire la sinistra. Non a caso, le borgate e quartieri storicamente rossi hanno scelto dopo decenni il Pdl; ad esempio San Lorenzo, dove i residenti sanno bene come negli ultimi anni vi siano aumentati il degrado e la droga.
Di fronte a questa richiesta di sicurezza, la Sinistra non riesce a rispondere se non con prese di posizione ideologiche. Chi nel Pd ha cercato di costruire una nuova visione del problema sicurezza è stato combattuto e isolato. Rimane in piedi il vecchio stereotipo secondo cui "il vero colpevole è il sistema", e i veri colpevoli sono borghesi e bempensanti. Se non che oggi sembra che sia soprattutto la sinistra ad essere espressione dei "salotti buoni" dell'alta e illuminata borghesia intellettuale. Il legame con la gente comune è rotto; il ceto di intellettuali, politici di professione, giornalisti e docenti universitari è auto-referente, i volti nuovi sono quelli dei loro figli cooptati nelle stanze del potere. Il Pdl è espressione di un ceto di politici e imprenditori: ma qui il legame con le esigenze della gente è stato coltivato e rafforzato. Si direbbe quasi che sia il fallimento del paradigma gramsciano: la sinistra ha conquistato la cultura italiana, ma questo non serve più a nulla. Ci si augura che il nuovo Sindaco di Roma sappia entrare in questa visuale.



* Vescovo emerito
di Civitavecchia-Tarquinia

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04/05/2008










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