Poiché non è dato a
nessuno, in nome di una equivoca interpretazione
dell'articolo 21 della Costituzione, offendere persone e
istituzioni impossibilitate a difendersi. Aver mandato in
onda, come ha fatto Michele Santoro, brani di una volgarità
inusitata di un discorso del plurimilionario comico Beppe
Grillo, scagliatosi per l'ennesima volta contro tutto e
tutti, è stata un'operazione che nulla ha che fare con il
diritto di cronaca. Il "martire" della televisione, il
difensore che reclamava un microfono a tutti i costi ne ha
fatto ciò che ha voluto. E quando qualcuno si è permesso di
criticarne le gesta, puntualmente s'è dovuto sorbire le
reprimende della vera casta, quella che si è arrogata il
compito di vigilare sulla libertà d'espressione mancando ad
un dovere essenziale: definirne i confini. Confini che,
come s'è visto giovedì sera, sono stati abbondantemente
travolti da una gestione di "Annozero" a dir poco
insultante per tutti gli italiani che pagano il canone e
hanno il diritto di assistere a programmi meno velenosi e
certamente non ridondanti gratuiti e volgari attacchi a
personalità come il presidente Napolitano e al professor
Veronesi, oltre che per il contesto francamente
inaccettabile sotto il profilo delle elementari norme della
civiltà dei rapporti.
Non sarò così stupido da invocare
qui censure e sanzioni a carico del responsabile di tale
scempio dell'intelligenza: non vorrei che qualcuno tirasse
fuori ancora una volta l'icona del martirio massmediale; ma
non posso non augurarmi, soprattutto dopo l'intervento di
Petruccioli, una profonda riflessione della televisione di
Stato sulla qualità dei suoi prodotti. Potrei perfino
essere contento del fatto che Santoro, indiscutibile
riferimento di una sinistra in disarmo, carichi le sue
trasmissioni di tanta inaccettabile ostilità da
avvantaggiare oggettivamente la destra. Ma sarebbe meschino
da parte di chiunque declinare un episodio così
insopportabile a fini di mero tornaconto politico.
"Annozero" è semplicemente una trasmissione tipologicamente
ascrivibile a una televisione non di servizio pubblico. Del
resto, il suo ideatore e conduttore ha sempre rivendicato,
contro ogni ragionevole richiesta di controllo da parte
delle strutture, piena libertà. Gli è stata data: i
risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Adesso se ne
fa un caso. Santoro se ne gioverà presso quella parte che
mastica risentimento dopo la disfatta elettorale. A noi
resta l'amaro in bocca per un servizio pubblico televisivo
che fornisce esempi contrari al sentire della stragrande
maggioranza degli italiani. Qualcuno dovrà occuparsene
prima o poi.
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04/05/2008