Come
ha scritto Dario Di Vico sul Corriere della Sera del 1°
maggio, «il controllo sociale diffuso è servito quasi
sempre a legittimare regimi al potere o comunque a generare
società chiuse e illiberali». Non è a questo, ovviamente,
che puntava Visco. Ma certi strumenti sono pericolosi di
per sé. In un Paese dove la ricchezza è motivo di vergogna,
mette benzina nel motore dell'invidia sociale. Cioè amplia
gli spazi di conflitto, anziché condurre verso la
pacificazione nazionale di cui c'è bisogno. Però, nella
misura in cui dal male può nascere il bene, quest'ultimo
provvedimento può assolvere a una funzione positiva:
restare ben scolpito nella testa dei leader del
centrodestra a monito della strada che non va percorsa. E,
per converso, aiuta a interrogarsi su quale politica
fiscale debba essere seguita. In primo luogo, il fisco non
deve trattare il contribuente come un nemico. Già il
cittadino è costretto a versare una porzione molto alta del
suo reddito all'erario: che almeno sia rapinato con
rispetto. Non si può pretendere di farsi beffe di chi
lavora, fatica, paga le tasse e tiene in piedi la baracca.
Secondariamente, la pressione fiscale è oggettivamente
eccessiva ed è percepita come tale. Quindi è urgente
intervenire per ridurre tutte le tasse: dirette e
indirette, a partire dalle prime. Terzo, non solo il
sistema fiscale è troppo pesante, è anche troppo complesso
e soffre di eccessiva progressività. È vero che è la
Costituzione a imporlo: ma affermare che le imposte devono
essere progressive non è la stessa cosa di dire che devono
esserlo in modo selvaggio. Quindi, le aliquote vanno
ridotte sia di numero sia di livello; e allo stesso modo
bisogna semplificare il meccanismo, riducendo la quota di
ricchezza intermediata dallo Stato attraverso sussidi,
esenzioni, e quant'altro.
Il cittadino deve percepire
esattamente quanto paga e come i suoi soldi vengono spesi.
Solo così un Paese può definirsi civile. Un osservatore
neppure particolarmente attento non fatica ad accorgersi
che, dalla fine della prima repubblica, ogni tornata
elettorale ha sancito un cambiamento di maggioranza: solo
rendendo lo Stato meno ingombrante una coalizione al
governo può, a fine mandato, chiedere e ottenere la
riconferma.
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03/05/2008