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Dopo lo schiaffo preso a Roma,con la netta vittoria di ...

Dopo lo schiaffo preso a Roma,con la netta vittoria di Alemanno su Rutelli per la successione in Campidoglio, dubito che Veltroni possa conservare la segreteria del Partito Democratico e tentare di salvarsi con le elezioni europee dell'anno prossimo. In occasione delle quali egli pensava sino a qualche giorno fa di poter raggiungere e superare il 35 per cento dei voti.

Che è il traguardo mancato nelle elezioni politiche del 13 e 14 aprile, dopo che il suo braccio destro Bettini lo aveva indicato, in caso di sconfitta, come una soglia di sicurezza per il segretario e per la stessa formazione nata dalla fusione fra i post-comunisti della Quercia e i post-democristiani di sinistra della Margherita.
Resta solo da vedere, a mio avviso, se Veltroni verrà liquidato con i metodi spicci riservati nel 1994 all'allora compagno di partito Occhetto, subito dopo la sconfitta inferta da Berlusconi alla sua "gioiosa macchina da guerra", o con i tempi e i metodi della vecchia Dc. Dove tutto si cucinava a fuoco lento, tra convegni estivi di corrente, sessioni del Consiglio Nazionale, interviste e vertici sulfurei.
La sconfitta capitolina del Partito Democratico non è figlia soltanto dei risultati delle elezioni politiche, di quella che Rutelli ha chiamato "ventata di destra" con l'aria di non averne colpa.
La corsa del candidato del centrosinistra al Campidoglio era stata seriamente compromessa già prima del 13 aprile, quando Veltroni, costretto dalla caduta del governo Prodi e dallo scioglimento anticipato delle Camere alle dimissioni da sindaco di Roma per poter concorrere a Palazzo Chigi, s'inventò la staffetta con Rutelli. Che, pur avendolo preceduto in Campidoglio dal 1993 al 2001, avrebbe dovuto succedergli in uno scambio rocambolesco di ruoli. Fra l'altro, i due si erano già scambiati anche i posti di vice presidente del Consiglio e ministro dei beni culturali nei due governi di Prodi, sentendosi un po' come Romolo e Remo.
Non si era mai assistito, francamente, ad una prova così sfacciata di arroganza. Mai era stato dimostrato verso l'elettorato così poco rispetto, chiamandolo a ratificare operazioni di verticismo assoluto, ed anche di totale incoerenza politica. Veltroni aveva infatti affidato a Rutelli nei mesi scorsi la riedizione di una maggioranza che aveva appena liquidato a livello nazionale perché appesa ai ricatti dell'estrema sinistra. E Rutelli aveva disinvoltamente accettato, pur avendo da leader della Margherita preceduto Veltroni proponendo una "maggioranza di nuovo conio" quando ancora Prodi si illudeva di governare sino al 2011 con Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio.
Tornato imprudentemente al vecchio conio, Rutelli solo dopo la sconfitta ha scoperto e lamentato anche l'allergia della sinistra a un tema decisivo come la sicurezza.

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30/04/2008










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