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Emergenza energetica

Nucleare più sicuro nelle centrali italiane

Con il petrolio che viaggia sui 120 dollari al barile e con la crisi dei neonati biocarburanti che già stanno provocando carestie, per l'Italia il ritorno al nucleare sarà una delle prime emergenze da affrontare.

Dopo la soluzione dell'Alitalia e quella della spazzatura campana, non si potrà più perdere tempo. L'energia serve a far muovere il paese, più dell'Alitalia, e l'esaurimento dei carburanti fossili unita alla retromarcia su quelli vegetali, rischia di mettere in ginocchio il paese, prima di quanto si pensi. Le fonti rinnovabili sono il migliore dei mondi possibili ma da sole non bastano neppure nelle nazioni energeticamente più progredite. In attesa dell'idrogeno pulito, se mai arriverà, non c'è altra strada che il nucleare. Lo ha detto ad alta voce il Pdl in campagna elettorale e lo ha detto altrettanto chiaramente il Pd. Gli unici oppositori a questa politica, nonché i veri responsabili dell'abbandono italiano del nucleare sono rimasti fuori dal Parlamento.

Quindi strada spianata per questa ripresa. A maggior ragione che tra i sostenitori abbiamo sia il ministro dell'economia in pectore Giulio Tremonti che un vecchio esponente del centrosinistra e dell'ambientalismo, quel Chicco Testa oggi molto vicino a Walter Veltroni. Senza dimenticarci che l'Enel, una delle poche multinazionali italiane, come ha detto recentemente il suo amministratore delegato Fulvio Conti, sarebbe già pronta a costruire nuove centrali. Nonostante tutto questo però, all'orizzonte si incomincia a intravedere una soluzione "all'italiana". La sindrome Nimby (non nel mio cortile) e il conseguente rischio di sollevazioni da parte delle popolazioni, sta facendo pensare a una soluzione più morbida. Sì al ritorno del nucleare, ma non in Italia. Sembrerebbe un paradosso ma invece è proprio così. Il Pdl, con le tensionI che già vede tra la Lega che difende il nord, Roma e il Mezzogiorno, non avrebbe vita facile a piazzare le prime centrali in Italia. Già sarà un rischio la riapertura della Tav, Malpensa, il Mose, la base Usa di Vicenza e chi più ne ha più ne metta. E a un'opposizione parlamentare debole e un'altra rimasta senza rappresentanza, queste sono occasioni di visibilità dorata.

Per questo recentemente anche Tremonti si è lasciato sfuggire che il nucleare italiano si potrebbe fare in Albania e in Montenegro. Niente di più sbagliato. Il nucleare italiana va fatto in Italia. Per due ragioni. La prima è la solita, siamo circondati da centrali nucleari i cui potenziali danni ricadrebbero su di noi e nuove centrali a poche decine di chilometri non ci salverebbero affatto. La seconda poi, è che al contrario della centrale francese e delle altre europee, Albania e Montenegro sono ancora paesi fortemente instabili. E per questo non si avrebbero poi tante garanzie di controllare le loro centrali. E allora, se nucleare deve essere, che sia in Italia dove potremmo permetterci almeno controllo e tempestività di intervento, senza armare altri paesi.

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Antonio Calitri

29/04/2008










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