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Incredibile Zimbabwe

L'ultimo tiranno rosso e il funerale dei diritti

Una crisi strisciante, ma non per questo meno pericolosa, ha investito l'Africa australe: Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe e ultimo autocrate marxista del continente, sta sfidando la comunità internazionale e facendosi beffe della democrazia con il suo rifiuto di pubblicare i risultati delle elezioni del 29 marzo, che lo hanno visto soccombere davanti allo sfidante Tswangirai.

Nonostante i pressanti inviti di tutti i governi della regione, degli Stati Uniti e dell'Unione Europea ad ammettere la sconfitta, dopo tre settimane la Commissione elettorale centrale, controllata da un fedelissimo del tiranno, continua a sostenere che «i controlli non sono stati completati».
È evidente che il regime sta usando questo tempo per manipolare le schede. Nel frattempo, ha scatenato la repressione: molti esponenti del Movimento per una Svolta Democratica (Mdc), il partito di Tswangirai, sono stati arrestati o bastonati, numerosi presidenti di seggi in cui Mugabe è stato battuto sono in prigione accusati di falso. La polizia ha effettuato una retata nel quartiere generale dell'Mdc, sequestrando carte e computer e fermando duecento persone. L'intento è quello di intimidire gli avversari, forse in vista di possibili nuove elezioni, che - naturalmente - vedrebbero Mugabe, al potere dal 1980, di nuovo vittorioso.
Pur avendo portato il Paese al disastro, con una inflazione del 165.000%, una disoccupazione all'80% e un terzo della popolazione alla fame, l'ottantaquattrenne tiranno sembra deciso a restare in sella anche a costo di scatenare una guerra civile. Per maggiore sicurezza, si apprestava a ricevere un carico di armi dalla Cina, che doveva sbarcare a Durban e proseguire per Harare via terra. Per fortuna i portuali sudafricani, solidali con Tswangirai, si sono rifiutati di scaricare la nave che, dopo avere cercato invano di fare scalo in Namibia e in Angola, sta ora rientrando in patria. Ma l'Mdc ha avvertito che un altro carico potrebbe arrivare in Zimbabwe per via aerea e ha chiesto un embargo.
Mugabe si è sempre fatto forte del suo passato di eroe della guerra di liberazione e accusa Tswangirai di essere un burattino dei "colonialisti" in cerca di rivincite. In realtà, Tswangirai ha vinto perché la popolazione non ne può più di essere oppressa da una cricca di "veterani" che ha letteralmente saccheggiato il Paese, e ha ormai l'appoggio di quasi tutti i 14 governi della regione.
Nessuno osa prevedere come finirà. Polizia ed esercito sembrano rimasti fedeli al despota e hanno gli strumenti per soffocare un'eventuale rivolta. La comunità internazionale, Onu in testa, può esercitare pressioni, ma non intervenire militarmente. Qualcuno spera in una soluzione alla keniota, con una divisione del potere tra gli uomini di Mugabe e l'opposizione, ma è più probabile un'ennesima tragedia africana (e un ennesimo funerale per democrazia e diritti umani).

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27/04/2008










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