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Il punto di FRANCESCO DAMATO

Stretto a De Mita, Casini resterà a guardare

Trovo alquanto irrealistici, nella situazione politica creatasi con i risultati delle elezioni del 13 e 14 aprile, gli auspici per un "recupero" più o meno graduale di Casini (foto) che si levano ogni tanto dalla coalizione di Berlusconi. E che non sono dettati - va detto - da miserevoli convenienze, disponendo i vincitori di una larga maggioranza di seggi sia alla Camera sia al Senato, a dispetto di chi sperava di vedere il cavaliere impantanato a Palazzo Madama come Prodi nella legislatura appena ghigliottinata con le elezioni anticipate.

Il recupero di Casini al centrodestra guidato da Berlusconi è impedito non solo e non tanto dalla ruggine che si è creata nei rapporti fra i due leader, separatisi in modo non proprio consensuale, come dimostrano le accuse che si sono scambiati durante tutta la campagna elettorale, ma dal cambiamento di pelle che ha avuto l'Udc nelle urne.
È in gran parte mutato infatti il suo insediamento elettorale, anche se ai vertici del partito non gradiscono parlarne per non contraddire la loro vantata "continuità" o "coerenza", preferendo sostenere che sarebbe stato Berlusconi a spostarsi, naturalmente a destra, per quanto Storace sia stato lasciato all'opposizione.
Mentre il 6,8% dei voti raccolto dall'Udc nelle elezioni del 2006 apparteneva per intero all'area del centrodestra, del 5,7 per cento faticosamente ottenuto questa volta da Casini solo una parte, credo ormai minoritaria, appartiene ancora a quell'area. Molti voti sono arrivati all'Udc, proprio grazie alla rottura consumatasi con Berlusconi, dall'area di centrosinistra, in particolare da quella della sinistra democristiana-ex Margherita che ha rifiutato l'unificazione con i post-comunisti e la guida di Veltroni. Il quale ha fatto flop proprio in quella direzione, pur essendosi diviso con la Lega di Bossi e l'area dell'astenionismo le fortissime perdite della sinistra massimalista. Il peso del nuovo elettorato dell'Udc è tale che Casini ha minacciato d'espulsione dal partito i dirigenti espostisi a favore del candidato del centrodestra Alemanno nel ballottaggio di domenica prossima con Rutelli per il Campidoglio. Non è riuscito a fare eleggere al Senato De Mita in una regione peraltro come la Campania,dove l'anziano ex segretario della Dc, fresco di una clamorosa rottura caratteriale con Veltroni, non ha certamente giocato fuori casa, ma Casini gli è rimasto ugualmente incollato. Se n'è assunta in qualche modo la non esaltante eredità politica, pur avendone contrastato da giovane nella Dc la linea. Che consisteva in un rapporto privilegiato con i comunisti, consolati da De Mita a ogni perdita di voti, e nel boicottaggio dell'alleanza di governo con i socialisti, ripresa nel 1979 - suo malgrado - dopo il fallimentare disimpegno voluto da De Martino tre anni prima.

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25/04/2008










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