Il recupero di
Casini al centrodestra guidato da Berlusconi è impedito non
solo e non tanto dalla ruggine che si è creata nei rapporti
fra i due leader, separatisi in modo non proprio
consensuale, come dimostrano le accuse che si sono
scambiati durante tutta la campagna elettorale, ma dal
cambiamento di pelle che ha avuto l'Udc nelle urne.
È
in gran parte mutato infatti il suo insediamento
elettorale, anche se ai vertici del partito non gradiscono
parlarne per non contraddire la loro vantata "continuità" o
"coerenza", preferendo sostenere che sarebbe stato
Berlusconi a spostarsi, naturalmente a destra, per quanto
Storace sia stato lasciato all'opposizione.
Mentre il
6,8% dei voti raccolto dall'Udc nelle elezioni del 2006
apparteneva per intero all'area del centrodestra, del 5,7
per cento faticosamente ottenuto questa volta da Casini
solo una parte, credo ormai minoritaria, appartiene ancora
a quell'area. Molti voti sono arrivati all'Udc, proprio
grazie alla rottura consumatasi con Berlusconi, dall'area
di centrosinistra, in particolare da quella della sinistra
democristiana-ex Margherita che ha rifiutato l'unificazione
con i post-comunisti e la guida di Veltroni. Il quale ha
fatto flop proprio in quella direzione, pur essendosi
diviso con la Lega di Bossi e l'area dell'astenionismo le
fortissime perdite della sinistra massimalista. Il peso del
nuovo elettorato dell'Udc è tale che Casini ha minacciato
d'espulsione dal partito i dirigenti espostisi a favore del
candidato del centrodestra Alemanno nel ballottaggio di
domenica prossima con Rutelli per il Campidoglio. Non è
riuscito a fare eleggere al Senato De Mita in una regione
peraltro come la Campania,dove l'anziano ex segretario
della Dc, fresco di una clamorosa rottura caratteriale con
Veltroni, non ha certamente giocato fuori casa, ma Casini
gli è rimasto ugualmente incollato. Se n'è assunta in
qualche modo la non esaltante eredità politica, pur
avendone contrastato da giovane nella Dc la linea. Che
consisteva in un rapporto privilegiato con i comunisti,
consolati da De Mita a ogni perdita di voti, e nel
boicottaggio dell'alleanza di governo con i socialisti,
ripresa nel 1979 - suo malgrado - dopo il fallimentare
disimpegno voluto da De Martino tre anni prima.
Vai alla homepage
25/04/2008