«Avevo neanche vent'anni, Angiolillo, il direttore de
Il Tempo, mi spedì a San Giovanni Rotondo con Ettore Della
Giovanna, l'inviato. Voleva immagini a colori per l'inserto
domenicale. Partii con la Contax di Angelo Frignani, il
capocronista, più una macchina mia. Arrivo davanti alla
chiesa di Padre Pio, e i colleghi mi scoraggiano. "Non
t'illudere, non combini niente". Mi rassegno a qualche
scatto di colore, la vecchietta che prega, l'ospedale in
costruzione. Poi ci ripenso, entro in chiesa, chiedo ai
frati di Padre Pio. E quelli: "Ce l'hai davanti"».
Una
bella fortuna. «L'inizio dell'enigma. Qualcuno grida "chi è
stato?". C'è aria di parapiglia, io scappo nel chiostro,
imbocco certe scale. Mi trovo di fronte una stanzetta.
Dentro c'è Padre Pio. Che un attimo prima stava giù».
Impietrito dalla meraviglia? «Macché. Comincio a
scattare con la Contax, in bianco e nero. Lui è in
controluce, non faccio in tempo a montare il flash. Due,
tre, cinque clic, punto alle mani, fasciate di cuoio nero.
Smetto quando mi dice: "Basta con questa macchinetta per
fare il caffè". Rimetto tutto a posto, ma mi guardo intorno
spaurito. "Vai tranquillo, non ti preoccupare", mi
congeda».
Aveva ragione? «Sembrava di sì.. Non ho
altre vie di fuga, mi tocca rientrare in chiesa. Nessuno mi
nota. Esco, nessuno mi insegue. Fuori trovo una macchina
dei carabinieri. La frittata è fatta, penso. Ma quelli mi
offrono un passaggio fino a Foggia».
Rientro
trionfante in redazione. «Invece no. Perché quando vado a
sviluppare il rullo, non c'è niente, solo la prima foto in
esterno. Eppure la macchina l'avevo caricata a Roma, la
pellicola non poteva essersi sganciata perché sentivo la
ricarica, mentre scattavo. Che è successo, non lo so».
Che è rimasto di quell'incontro? «Il fascino, quando
gli sfiorai la mano. A casa ho una sua immagine, qualche
volta la guardo. Ma capire, no».
Vai alla homepage
24/04/2008