Facciamo un passo indietro. In campagna elettorale Berlusconi ha mandato al diavolo gli alleati scomodi, che - ha spiegato - gli hanno impedito in passato di governare come voleva. Ha vinto. Non ha più intoppi. E invece da giorni impazza il balletto delle poltrone. Questo qui, quello là. L'alleato che protesta, quell'altro che vuole un altro posto.
No, così non va. Come ovvio ognuno ha il diritto di aspirare ad amministrare la cosa pubblica. La politica è anche questo. L'ultimo voto però sembrava aver cancellato i piccoli veti, le diatribe, le rivendicazioni personali e di bottega. Sembrava essersi aperta la stagione delle decisioni. L'era delle scelte. Ciò che si credeva seppellito dalle urne di due domeniche fa, invece, riemerge dalla villa di Arcore.
Il Cavaliere farebbe bene a chiamarsi i suoi. Belli o brutti, perdenti o vincenti, li chiuda in una stanza e venga fuori con una decisione. Oppure è inutile chiamare partiti, amici, deputati uno alla volta per questa ignobile questua di dicasteri che pareva essere stata archiviata.
Anche perché se questo balletto dei pupi è così eclatante nella prima ora, sarà drammatico quando sul tappeto ci saranno da fare scelte ben più pesanti per il Paese. C'è poco da ridere. C'è da prendere la prima decisione seria: decidere e basta.
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Fabrizio Dell'Orefice
22/04/2008