Così Bossi, che ha sempre brillato per franchezza e del tatto non gli è mai importato nulla, è sbottato: «Non abbiamo combinato niente. Finché non si fanno i nomi, prima di fare l'elenco completo passano secoli». Al termine del vertice di ieri a Palazzo Grazioli, con il Cav, Fini e Lombardo, vedendo che non si arrivava a una conclusione, si è alzato, ha salutato i presenti e ha detto: «Me ne torno al Nord, verrà qualcun altro al posto mio. È una questione di metodo e bisogna partire dalle cose semplici». Ma per il momento di cose semplici non ce ne sono e questo spiega l'irritazione del Senatur.
I ministeri a disposizione, c'è poco da fare, sono 12: se la Lega ne vuole 4, altrettanti Alleanza Nazionale e quella che fu Forza Italia 5 o 6, il conto non torna. Si può provare a fare bingo mettendo sul piatto un paio di cariche istituzionali e un viatico per la presidenza di una Regione.
La Lega con il suo 8% si sente forza trainante del Nord e ora intende passare all'incasso. Ma se, come dicono le indiscrezioni, la presidenza della Camera andrà a Fini e quella del Senato a Schifani, il Carroccio resterà tagliato fuori dalle principali cariche dello Stato. E non ci può stare.
Ma il Cav è in grado di tirare fuori il coniglio dal cilindro: la candidatura alla presidenza della Regione Lombardia. Attualmente la carica, come tutti sanno, è ricoperta da Roberto Formigoni che però, essendosi presentato ed essendo stato eletto come capolista per il Pdl al Senato, probabilmente si dimetterà, mandando già in autunno i lombardi alle urne. Per la presidenza della Lombardia, data per certa la vittoria del Pdl, il candidato potrebbe essere un «bossiano di ferro», ad esempio Roberto Castelli, e questo ridimensionerebbe le pretese del Carroccio a Roma. Però Formigoni aspirerebbe alla presidenza del Senato e se non gliela daranno, sembra abbia detto, resterà dov'è. Essendo un «outsider» è più facile che Berlusconi al Senato gli preferisca Schifani. E torniamo al Carroccio che, a questo punto, sarebbe ancora a bocca asciutta, ma contento, in previsione, della presidenza della Lombardia. Per avere la Lega tranquilla e soddisfatta Berlusconi potrebbe proporre al vecchio amico Bossi il vicepremierato, in compagnia di Gianni Letta.
In più si dovrebbe aggiungere un ministero di peso, come l'Interno. E questo porterebbe armonia nella futura compagine di governo, visto che nel partito di Fini si reputa giusto che al Carroccio possano spettare 3 ministeri, di cui uno di primo piano, e un posto di vicepremier. A complicare tutto arriva la richiesta del Movimento di Raffaele Lombardo di almeno un ministero, che renderebbe ancora più angusti gli spazi di manovra.
In qualche modo si dovrà sciogliere il nodo della presidenza del Senato e dopo questo tutto apparirà più semplice. Ma fino a quel momento... Appare chiaro perché ieri Berlusconi non si è sbilanciato sui nomi e anche perché Bossi si è spazientito, soprattutto per l'aut aut di Formigoni. Se alla fine Formigoni se ne resterà in Lombardia, comunque, una persona a lui molto vicina dovrebbe prendere un incarico importante a Roma. A «pareggiare» tutto potrebbe intervenire l'elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, il che libererebbe una poltrona ministeriale. Ma il tempo di attendere il verdetto delle urne non c'è.
Antonio Angeli
17/04/2008
''Basta con i soliti manifesti tutti uguali, basta con le solite facce da c... in politica e' ora di cambiare facce'' è lo slogan che correda il manifesto elettorale di Milly D'Abbraccio, nel quale trionfa il suo fondoschiena da ''regina dell'hard'', che spunta da un collant a rete rosa shocking.